Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1983
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Libri e periodici
trascinò un po' stancamente dopo il tramonto di un'epoca che anche nella sconfitta di certi attardati ideali aveva avuto una sua grandezza fino al 1879 quando fu richiamato a Roma.
Nei 32 anni del papato di Pio IX i quattro nunzi, che detto per inciso avrebbero in seguito tutti raggiunto la porpora a conferma del fatto che la Nunziatura di Vienna era un buon trampolino di lancio verso le alte vette della carriera ecclesiastica, inviarono a Roma circa 10.000 dispacci. Lajos Lukacs, uno studioso ungherese già noto in Italia per una serie di contributi alla conoscenza dei rapporti tra il movimento garibaldino e i gruppi rivoluzionari magiari e per un buon lavoro d'insieme su Garibaldi e l'emigrazione ungherese del 1860-62, ha impiegato otto anni, dal 1970 al 1977, per leggerseli tutti usando l'accortezza di attingere oltre che ai fondi della Segreteria di Stato anche all'Archivio della Nunziatura (come è noto ai frequentatori dell'Archivio Segreto Vaticano la Segreteria conserva i rapporti del nunzio, mentre gli archivi delle varie Nunziature custodiscono i dispacci del Segretario di Stato e, insieme, tutto il materiale, manoscritto o anche a stampa, inviato al nunzio da vescovi, istituti e singoli personaggi del paese in cui lo stesso svolgeva la sua missione). A questa lettura Lukacs ha fatto seguire la selezione del materiale esaminato, selezione che è stata condotta tenendo di vista in particolare quella documentazione che fosse in grado di offrire significant direct or indirect references to Hungary whether in politicai, social, economie history or church history context (p. 16), come spiega il curatore in una Introduzione tradotta in un inglese non brillantissimo da Zsófia Kormos.
Il criterio di avere come punto di riferimento costante la storia ungherese a dire il vero non è sempre seguito, o per lo meno non è seguito con eccessiva rigidità; ma ciò, lungi dai costituire un rilievo critico, conferisce anzi un interesse più ampio a questa raccolta di 367 documenti, tutti pubblicati nella loro stesura originale, tra i quali, per fare un esempio, i molti che furono vergati nel biennio 1848-49 o nel 1859 o nel 1870 lasciano l'Ungheria abbastanza sullo sfondo e mettono a fuoco la più vasta realtà internazionale e i complessi problemi della monarchia danubiana e dello Stato della Chiesa in correlazione con il loro carattere sovranazionale e con la funzione storica da essi svolta. D'altronde la stessa specificità della situazione della Chiesa in Ungheria e del ruolo esercitatovi dalle varie forze sociali non poteva essere intesa che tenendo d'occhio un ambito più generale come quello viennese e romano; solo così acquista pieno significato il tentativo che è all'origine di questa silloge, impostata in modo da offrire non una prospettiva sconvolgentemente nuova della storia ungherese ma, attraverso le relazioni dei nunzi di Vienna, un particolare punto d'osservazione di fatti, cose, uomini e idee già noti ma sempre suscettibili di approfondimenti. Con la loro ricchezza d'informazione e per la loro origine, sempre abbastanza prossima ai centri di potere dello Stato, questi rapporti, nei quali le notizie sono annotate con quella cura e con quella puntualità che non sempre è dato di riscontrare nella documentazione di provenienza secolare, can well supplement domestic source materials, and in certain cases they may be decisive and conclusive (p. 18), cosa, questa, che avviene quasi naturalmente in quei paesi un po' emarginati ci riferiamo naturalmente all'Ottocento e dove la gestione degli affari politici sia consegnata a un ridotto numero di personaggi.
Uno dei casi cui accenna Lukacs è ovviamente quello della politica ecclesiastica austriaca e dei riflessi ungheresi di questa politica che ha il suo momento di maggiore interesse e, per Roma, l'affermazione più consistente, quasi una consolazione in un'epoca storica che, facendo registrare tuttaltre tendenze, riserva più che altro grosse preoccupazioni nel Concordato del 1855 e nelle implicazioni che il Concordato ebbe sul piano del riconoscimento della presenza globale della Chiesa cattolica nella società. Il processo di graduale attacco ai residui del giuseppismo era cominciato da tempo, e già nel 1850, superata una certa freddezza dovuta proprio all'ostinazione con cui Vienna aveva voluto punire il