Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1983
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pagina
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339
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Libri e periodici
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clero ungherese per il sostegno dato alla recente rivoluzione, le patenti imperiali del 18 e del 23 aprile avevano aperto una prima fase di revisione che si era conclusa con la restituzione alla Chiesa, mediante la patente del 30 dicembre 1851, della sua piena e assoluta autonomia amministrativa. Proprio a proposito del Concordato del 1855 una delle novità che ci offre il lungo saggio che Lukàcs ha premesso alla pubblicazione dei dispacci riguarda U contributo e l'appoggio che il clero ungherese, soprattutto nella persona del primate Scitovszky, diede al raggiungimento dell'accordo pur tra qualche incertezza sulla conservazione di alcune prerogative primaziali e qualche timore circa il mantenimento dell'antico prestigio: il bene della Chiesa romana viene prima di ogni altra considerazione, ed è perciò che, laking ali that itìto view , per Lukàcs resta difficile to understand the efforts of severa! significant historians of Hungarian church history, who have tried to free and disengage the leaders of the Hungarian church from the responsibilities they had to share in the complex process of the establishment of the Concordat (p. 101),
Ciò che accadde in seguito, con il progressivo svuotamento del Concordato e l'avvicendarsi a Vienna di governi liberali e conservatori, sui quali il nunzio si studiò con maggiore o minor successo di esercitare un opportuno influsso, via via fino a quella che Lukàcs definisce più di ima volta la occupation of Rome (che è un'espressione alquanto strana pur se l'evento che essa designa è indicato a p. 174 come un great progress ) meriterebbe di essere esaminato con una certa attenzione; ma basterà in questa sede segnalare che in quell'occasione l'episcopato ungherese si diede molto da fare per eccitare l'indignazione popolare contro gli invasori e, spingendosi fino ad organizzare collette in favore del sovrano detronizzato, fornì un sostanzioso contributo all'obolo di San Pietro senza per questo riuscire a convincere Francesco Giuseppe a farsi paladino di Pio IX. Il nunzio dell'epoca, Falcinelli, riferiva il 50 ottobre 1870 delle pubbliche preghiere che i vescovi avevano fatto celebrare prò Petro in carcere servato (p. 657), ma era questo un ben magro compenso a fronte della difficoltà, denunziata nei dispacci successivi, di far pervenire al Governo una protesta dell'episcopato contro il sacrilego spogliamento ed invasione de' sagri diritti del S Padre (p. 658) e, soprattutto, di ottenere da quello stesso episcopato l'accettazione del dogma dell'infallibilità.
GIUSEPPE MONSAGRATI
LUIGI LOPEZ, Galeotti politici nel bagno penale di Pescara 1850-1859; L'Aquila, Litografia Gran Sasso Editrice, 1983, in 8, pp. 383. S.p.
Scomparsi fin dal secolo scorso i poderosi bastioni della fortezza, ultimo quello di S. Cristoforo o della bandiera o del telegrafo, sui cui contrafforti veniva impostato il gran ponte metallico tanto deplorato nelle pagine estetizzanti di D'Annunzio (ma resisteva alle piene ed evitava gli annegamenti del ponte a fascine con la sua bellezza barbarica ), sommersi sotto il cemento indiscriminato del secondo dopoguerra la piazza dei cereali ed il parco Farina ed il padiglione delle monache, rozzamente demolita la torre campanaria di S, Giacomo ed ancor più rozzamente reinventato il S. Cetteo, dissoltesl nell'acre umore della benzina tanto la fragranza del forno di Flaiano quanto la graveolenza della beccheria di Madrigale, decapitato il Circolo Aternino le cui sale avevano conosciuto la voce del poeta ed il grido del dittatore e le urla dei biscazzieri, nulla più resta della Pescara delle