Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1983>   pagina <341>
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Libri e periodici
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vita il mito paternalistico del buon principe, governato da un personale avido e spietato, articolato in una dozzina di bagni, tra i quali Procida con un massimo di 1.400 reclusi e Nisida riservato agli ecclesiastici, nonché nelle residenze eccezionali di Montefusco e Mon-tesarchio (ecco davvero beni culturali che, dalla feudalità normanna al liberalismo risorgi­mentale, andrebbero storicamente valorizzati, se ci fosse un minimo d'intendimento per cose del genere!), il regime carcerario napoletano si fondava, psicanaliticamente, si direbbe, sul fetore pestilenziale, vissuto dagli insetti, ed avvolto dal buio e dall'umidità, puzzo di carbone, di tabacco, e puzzo di pipe appestate, puzzo di olii guasti, e più nel soffriggersi agli e peperoni, e puzzo di polli, cani e gatti e loro escrementi, e puzzo di uomini pestiferi incapaci di farsi pulizia, e sublime puzzo carcerario , per dirla col magistrato teramano Andrea Costantini in una pagina che si affianca efficacemente a quelle famose del Castro-mediano.
E tuttavia, a parte il pane, buono come un po' dovunque, i quattro reparti del bagno che a Pescara sporgevano solo di un mezzo metro sul pelo dell'acqua, sorvegliati da 14 mari­nai e 20 soldati, assistevano anche alla presenza di galline, cagnolini e pasta all'uovo, a sottolineare che il mercimonio, la corruzione, l'arbitrio, e perciò il deteriore risvolto etico-civile della questione meridionale , erano sempre in grado di ovviare anche al sublime puzzo carcerario , fino addirittura a consentirsi al docile ed ossequioso de Tullio la frequenza nell'abitazione del comandante del bagno.
C'era la catena, è vero, l'orrendo ferrame d'una decina di chilogrammi ad avvincere i due reclusi inevitabili testimoni... direi quasi di ogni reciproca movenza dell'anima (è la potente immagine del Castromediano) e ad accompagnarli anche all'ospedale e fino alla soglia della morte, ma lo sferramento , malgrado la pena delle legnate, era agevole e frequente grazie alla complicità dei sorveglianti e del camorristi, sèmpre, naturalmente, il denaro dei galantuomini risolvendo la difficoltà ben al di là delle restrizioni inflitte ai politici (lo sì sapeva dall'opera ben nota di Attilio Monaco, fondamentale anche per il Lopez, che l'utilizza largamente, testimoniando peraltro per Pescara addirittura suoni e balli in occasione del carnevale!).
E tuttavia la catena, la rasatura, la giacca rossa, insieme col 'greve ozio malamente interrotto e blandito dalla femminea filatura della canapa, era quanto bastava per separare pesantemente, scrive con finezza il Lopez, gli spazi fisici e psicologici del forzato dagli spazi della libertà , l'isolamento, la diversificazione, il ridicolo, che accentuano ed esasperano la tortura perversa del ferro, con sullo sfondo le legnate, il puntale, la gabbia, che sospin­gono il recluso alle soglie dell'animalità.
Dei galeotti politici che furono parte di queste vicende a Pescara nel corso degli anni cinquanta dell'Ottocento, e che furono esattamente 100. con un massimo contemporaneo di 73 nella seconda metà del 1858 in seguito al processo per la spedizione di Sapri, su un totale di reclusi che, nel dicembre 1853, arrivò alla cifra di 273, il Lopez traccia nella seconda parte del volume accuratissime schede, dalle quali egli stesso ricava cifre riassuntive assai interessanti, maggioranza relativa ai campani. 48, seguiti da 35 abruzzesi, i proprietari professionisti e gli artigiani in sintomatico equilibrio quarantottesco , rispettivamente 27 e 25, l'età media 32 anni, a confermare che quella liberale del Quarantotto è una genera­zione nuova, che poco ha da apartire con i carbonari ed i costituzionali della tradizione, la mortalità, a causa forse soprattutto delle conseguenze deleterie dell'umidità del fiume, del 40 rispetto al 18 della media del regno.
Le schede, naturalmente, vanno lette e studiate, e non si prestano al commento, distendendosi esse, quanto a motivazioni politiche, da! funerali per le vittime del 15 maggio che nel Teramano avevano largamente e polemicamente contraddistinto il S. Ferdinando 1848 ai precedenti fatti costituzionali del febbraio a Campii ed alla successiva guerra cala-