Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1983
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Libri e periodici
brese per i non pochi provenienti da quella regione (s'inneggia spesso alla repubblica, anche nell'Appennino interno abruzzese, e la circostanza non è da sottovalutare), dagli unitari di Settembrini, con in testa Vellucci, Romeo e Vallo, ma anche torbide figure di delatori e camorristi, che a Pescara non mancarono di esercitare il loro mestiere, Caprio, Colombo, Vallo, ai cugini De Caesaris, anche qui protagonisti abruzzesi dell'alba costituzionale, poi trovatisi al centro, col teramano Bonolis e l'aquilano Parisse, di quella sorta di embrione di cospirazione venuta alla luce nel dicembre 1853, e poi le evasioni culturali, intellettualistiche e poetiche dei sognatori vegliami , la figura ambigua del De Bartholomeis, ricoverato e medico al tempo stesso, il gran fervido sogno della deportazione colonizzatrice in Argentina, e finalmente gli uomini di Pisacane, capeggiati da tre dei quattro condannati a morte graziati, De Martino, Giordano e La Sala, e destinati a rimanere essi soli, fra trasferimenti, liberazioni e decessi, ospiti del bagno abruzzese, fino al trasloco a Brindisi nel novembre 1859.
Il bagno di Pescara aveva così concluso la sua funzione politica ma manteneva quella altrettanto truce di carcere giudiziario: 250 reclusi circa nel settembe 1865, ancora afflitti dal puntale, dalla catena, dall'accoppiamento, esposti al colera il cui flagello, appunto nel corso di quell'autunno, ne affrettava la chiuusura, nell'ambito della demanializzazione e demolizione dell'intera fortezza.
E perciò, per quell'ampia introduzione esistenziale come per quest'appendice che ne riprende i motivi e gli spunti, il lavoro del Lopez (non abbiamo parlato specificamente dei documenti, che esigerebbero troppo puntuale commento, né della limpidissima veste tipografica, che si commenta da sé) travalica i confini risorgimentali della tradizione e della convenzione per farci riflettere sulla condizione dell'uomo ancora dopo gli immortali princìpi ed il prodigio dell'unità, l'uomo schiavizzato ed abbrutito dall'altro uomo all'ombra della libertà impennacchiata non meno che a quella della tirannide.
RAFFAELE COLAPIETRA
GIORGIO ASPRONI, Diario politico 1855-1876. Voi. V: 1868-1870, a cura di CARLINO SOLE (Collectanea Caralitana, n. 4/5); Milano, Giuffrè, 1982, in 8, pp. XXVT-714. L. 32.000.
Non Ve chi non ricordi le parole con cui Francesco De Sanctis concludeva nella sua Storia della letteratura italiana l'analisi del pensiero di Niccolò Machiavelli: In questo momento che scrivo, le campane suonano a distesa e annunziano l'entrata degli italiani a Roma. Il potere temporale crolla e si grida "viva" all'unità d'Italia. E, felicemente intuendo il nesso ideale, quasi un rapporto di continuità, tra l'opera del Segretario fiorentino e l'Italia che aveva appena vissuto quello che, con enfasi comprensibile, sarebbe in seguito stato definito il giorno più grande del secolo decimonono , 11 De Sanctis esclamava: Sia gloria a Machiavelli! , a colui, cioè, che, indicando nella presenza della Chiesa e nell'esistenza del potere temporale l'origine della disunione della Penisola e del suo assoggettamento allo straniero, aveva saputo parlare ad uomini che, a tre secoli di distanza, si erano trovati ad affrontare in una situazione storica di poco mutata gli stessi problemi.
Il 20 settembre di Giorgio Asproni fu senz'altro meno fecondo intellettualmente, e non perché il democratico sardo non amasse il Machiavelli con le Storie del quale, tra l'altro, proprio questo quinto volume del Diario ci attcsta una certa frequentazione, così