Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1983
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pagina
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343
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Libri e periodici
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come i volumi precedenti ci avevano rivelato qualche confidenza con quella parte del pensiero politico del Fiorentino che, secondo l'interpretazione foscoliana del Principe, temprando lo scettro ai regnatori, / gli allor ne sfronda ed alle genti svela / di che lagrime grondi e di che sangue ecc. ecc. Più semplicemente, mentre il De Sanctis e anche in questo il Diario asproniano ci soccorre già dalla primavera del 1869 aveva deciso di tenere un corso di lezioni straordinarie sul Machiavelli [...] per scuotere un poco gli animi (p. 315), a ciò sollecitato, presumibilmente, dagli ultimi sussulti dell'agonizzante potere temporale che non avevano fatto altro che rafforzarlo nella sua visione laica, fieramente avversa alle ipotesi moderate di una libera Chiesa in libero Stato, mentre il De Sanctis dunque faceva da par suo il mestiere di storico della letteratura e coglieva con la sua riflessione un bel punto di raccordo tra analisi critica e orientamento politico, l'Asproni era troppo preso negli ingranaggi della sua attività di parlamentare (croce e delizia ad un cuore come il suo piuttosto volubile) per trovare tempo per le meditazioni e perseguiva, nel corso degli incontri col Sella e dei contatti con gli interessati rappresentanti a Firenze di alcuni Stati della Confederazione germanica, quella strategia di tallonamento del Governo della Destra che, di fronte al fantasma spesso evocato della rivoluzione, doveva indurre i moderati a vincere tutte le esitazioni, a battere la presunta opposizione della Monarchia e quindi ad aprire all'Italia le porte di Roma.
Pure, se la frase con cui il De Sanctis celebrava a suo modo il 20 settembre ha avuto presso gli italiani delle generazioni successive tutta la fortuna che meritava, la cronaca asproniana di quella stessa giornata, per quanto vissuta lontano dal proscenio, e cioè in una Firenze in febbrile attesa, comunica al lettore di oggi un'emozione sicuramente non inferiore, almeno sul piano della rappresentazione se non su quello della riflessione storica, con questo vecchio e per tanti versi oramai stanco esponente della democrazia, questo ex-prete che non andava mai a Roma senza sentirsi profondamente commosso (p. 363), che trova dentro di sé il fremito necessario per consegnare alle poche righe di una pagina tutto il significato degli eventi appena vissuti. Ma lasciamo la parola air Asproni non senza aver prima rammentato che la sua partecipazione agli avvenimenti, per quello appunto che era stato il suo passato di ecclesiastico in rotta con Roma, non poteva non essere più sentita rispetto a quella di tanti altri che il dramma del distacco forzato dalla Chiesa non lo avevano recitato in prima persona. Ecco, comunque, la parte iniziale del resoconto di quel fatale martedì dove i toni polemici dell'esordio si stemperano presto e cedono il posto alla raffigurazione della gioia collettiva:
Il Ministero tratta la Camera come un'assemblea d'uscieri. A stento ci ha dato un laconico dispaccio. Eppure anche gli spazzini di Firenze alle ore 9 avevano cognizione che il fuoco contro Roma è stato aperto alle ore 5 e 20 minuti stamani dalle cinque divisioni. Alle 8 la breccia era quasi aperta tra Porta Pia e Porta Salaria. Più tardi è arrivata la notizia che le truppe italiane si precipitavano con entusiasmo entro le mura, sempre combattendo. Il popolo fiorentino a capannelli per le vie, e specialmente in piazza della Signoria e in quella di Santa Trinità, guardavano (sic) se s'inalberava la bandiera. Parecchi deputati abbiamo fatto ressa al Comm. Trompeo, ed io stesso andai cogli uscieri sul Campanile del Palazzo Vecchio ed ho fatto sventolare la bandiera. È stato un momento di commozione
incredibile. Immantinent! il popolo ha occupato le vie acclamando freneticamente con bandiere. Anche al Palazzo Municipale si è issata la bandiera. Il popolo ha occupato i campanili ed ha fatto festa al suono generale di tutte le campane della città: non è stata muta neppure la piccola della chiesa Orsanmichele. Per le vie le bande hanno suonato l'inno di Garibaldi e la marcia reale. Dal '48 in poi non si era mai vista In Firenze una manifestazione tanto spontanea e tanto solenne come la odierna. Strapotente è il nome di Roma, ed oggi si è fatto palese anche in Firenze che questa grande idea supera tutte le altre, non escluso l'interesse materiale. Questo è il più grande avvenimento del secolo. Cosa non immaginabile.