Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1983
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pagina
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345
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Libri e periodici
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tabacchi e sul grande scontro tra Toscani e Piemontesi, non fa altro per tenere desto il nostro interesse, imperniato com'è sulla lunga narrazione della penosa lite di G. A. Sanna con F. D. Guerrazzi, una specie di tormentone che si protrae per oltre 500 pagine tra calunnie, accuse, pettegolezzi, panni sporchi lavati tanto in pubblico quanto in famiglia, senza peraltro che si riesca a capire chi tra tutti i protagonisti sia il meno disonesto. Certo, perché uno come l'Asproni che di fronte alle polemiche non si è mai tirato indietro, convinto com'è che gli uomini si guardano bene dallo assalire chi mostra i denti e il viso e reagisce con risoluzione (p. 410), possa arrivare a scrivere dei due litiganti ai quali è stato ed è in vario modo legato per motivi di interesse proprio o del nipote: Ora mi annoia sentirne discorrere. Vadano in malora (p. 207), di cose turpi ne devono essere successe parecchie. Il tutto comunque offre un bello squarcio di un'Italia rissosa, già afflitta dalla piaga degli avvocati, dei tribunali, delle sentenze di primo grado presto contraddette da quelle di secondo, dei libelli e dei memoriali, di una giustizia, insomma, che fatica a farsi strada e di contendenti che, ad ogni buon conto, vanno in giro armati di coltello, pistola o bastone. E l'Asproni non si sottrae a questa usanza tanto che, non fosse per la deferenza che ancora gli ispira la vista dell'ultimo Mazzini e per l'affetto con cui, tra Uoppi dimentichi, si ostina a rendere al vecchio esule il riconoscimento di quanto ha fatto pei il paese, finiremmo per confondere anche lui tra coloro che l'aiolà terrena ha reso tanto feroci.
GIUSEPPE MONSAGRATI
FRANCO GAETA, La crisi di fine secolo e l'età giolittiana; Torino. U.T.E.T., 1982, in 8, pp. XII-518, taw. 25. L. 40.000.
Giolitti era solo Gioii iti. non la storia della sua età : a questa considerazione essenziale di Nino Valeri, studioso tutt'altro che avverso allo statista di Dronero, siamo ritornati, leggendo la lucida e puntuale opera di Franco Gaeta, opera che costituisce il volume ventunesimo della eccellente Storia d'Italia, diretta da Giuseppe Galasso. E se anche l'avviso di Valeri può apparire a qualcuno storiograficamente superato, c'è chi, come Emilio Gentile, in anni assai recenti, ha giustamente osservato, senza voler ridimensionare la figura o voler limitare gli errori, che attribuire a Giolitti il merito o il demerito di tutto quanto è avvenuto in Italia durante la sua lunga permanenza alla direzione del paese' è un'ingenuità che, se è comprensibile nei contemporanei, quando riaffiora nell'interpretazione dei posteri ci sembra una anacronistica rìesumazione del mito carlyliano dell'eroe. Giolitti è stato l'attore più importante in una fase cruciale della storia nazionale ma male faremmo se dimenticassimo l'insegnamento, in apparenza contrastante tra una visione statica ed una dinamica, che ci viene da Walter Maturi e da Georges Bourgin. Il primo ha sostenuto che senza spezzare la continuità storica, occorre dare ad ogni età il suo peculiare rilievo, il suo sapore ed il secondo, in una sintetica definizione della storia d'Italia, l'ha veduta come la storia d'un peuple qui se réalise, celle d'une création phisique et morale continue . Ora, il periodo compreso tra la caduta definitiva di Crispi e la prima guerra mondiale ha, per