Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1983>   pagina <346>
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Libri e periodici
seguire Maturi, il suo peculiare rilievo, il suo sapore e queste caratteristiche si ritrovano nella metamorfosi irreversibile del sistema politico e nella diversa e nuova fisionomia cultu­rale, ottenuta, per ritornare a Bourgin, da un peuple qui se réalise . In questi stessi anni, comunemente conosciuti come l' età giolittiana , Giolitti raggiunge la sua massima potenza ed ha origine il fenomeno dei gioii ttismo ma le tre questioni, inevitabilmente collegate , non possono essere risolte nella vicenda politica dell'* uomo di Drenerò . L'Europa, di cui l'Italia è sul piano diplomatico ormai parte integrante ed attiva, si appresta a vivere momenti decisivi e la stessa società nazionale sente di dovere abbandonare un'epoca e dei metodi superati.
Recentemente, tanto per trattenerci da digressioni storiografiche di largo respiro, sono apparsi due volumi, della massima affidabilità scientifica, che hanno provato, una volta per tutte, il livello raggiunto dalle analisi sulla figura di Giolitti. Il primo pubblica gli Atti del convegno nazionale, svoltosi a Cuneo nel novembre del 1978 e reca il titolo Istituzioni e metodi politici dell'età giolittiana, il secondo, dovuto ad Alberto Aquarone, esamina le premesse politiche ed economiche dell'Italia giolittiana , significativamente circoscritta tra il 1896 ed il 1915. Proprio con l'opera di Aquarone ci sembra abbia il volume di Gaeta un punto di contatto essenziale: la diagnosi dei mali e delle disfunzioni dello Stato liberale, e nell'una e nell'altro, è sicura ed aperta senza scadere mai in condanne perentorie ed ultimative, dal momento che sono tenuti in pari conto i pregi ed i progressi. Gaeta, e lo stesso discorso vale per Aquarone, parla sempre in termini equilibrati, lontani tanto dalle apologie quanto dalle critiche inappellabili e scarsamente motivate. E francamente, dopo aver analizzato lo studio di Gaeta, si rimane perplessi di fronte a giudizi, quali espressi da Giarrizzo, secondo i quali il gioii ttismo fu per il Mezzogiorno una tragedia politica .J) Chi scrive, quale recensore, vede, poi, un altro punto di contatto, in questo caso soltanto pratico, tra le opere di Aquarone e di Gaeta: le 500 pagine del testo. Esse richiederebbero un esame troppo dettagliato, che uscirebbe dai limiti concessi, per cui occorre cogliere alcuni momenti basilari, alcuni nodi di sintesi. I punti chiave nella ricostruzione di Gaeta appaiono la crisi di fine secolo , i rapporti con i socialisti e i cattolici e la guerra libica. I mille e mille altri aspetti del lungo periodo sono studiati con una sobrietà, che non scade nello schematismo e che è connessa in un discorso organico con i problemi trainanti, mai per­duti di vista.
Per Gaeta la crisi di fine secolo ebbe origine dal tentativo di una frazione della borghesia di perpetuare un monopolio politico che non rispondeva più alla realtà del paese, mediante una strumentalizzazione delle istituzioni e una revoca della prassi politica "libe­rale" ma nel bilancio generale e nelle conclusioni un elemento di importanza fonda­mentale è stato rappresentato dalla fiducia nelle istituzioni liberali e nel loro corretto funzionamento di una parte non trascurabile della borghesia , e dalla presa di coscienza da parte di sempre più larghi settori del movimento operaio del valore di queste istituzioni medesime . Se, quindi, opportunamente vengono poste in risalto le responsabilità dei gruppi
i) G, GIARRIZZO, L'immagine diversa del Mezzogiorno, in Archivio storico per la Sicilia orientale, LXXVII (1981), fase. 1, p. VII. Il fascicolo ha come titolo specifico Cultura e politica in Sicilia nell'età giolittiana [Atti del convegno nazionale. Catania-Enna-Caltagtrone, 28-29-30 novembre 1979).