Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1983>   pagina <381>
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NOTIZIARIO
CENTENARIO DELLA MORT DI GIUSEPPE GARIBALDI. A Campobasso, a chiusura della Mostra presso l'Archivio di Stato, il prof. Raffaele Colapìetra ha parlato il 29 giugno u.s. dì Garibaldi, il Mezzogiorno, il Molise: quale rapporto?. Il Comune di Mantova ha organizzato una giornata di studio il 16 aprile u.s. su: Garibaldi e le origini del movimento operaio italiano (1860-1882) . L'Istituto italo-latino-americano ha promosso un convegno a Roma nei giorni 30 maggio-I0 giugno. Ne diamo il resoconto redatto da Pierluigi Milani nell'Umanità del 14 giugno:
Ancora una volta, l'Istituto italo-latino-americano si è fatto promotore di un'iniziativa molto particolare. Nella sede dell'Istituto stesso infatti, si è svolto recentemente un Simposio sulla presenza di Garibaldi in America Latina. I lavori si inquadrano in un contesto molto ampio di manifestazioni, non soltanto sul piano celebrativo, ma anche e soprattutto, su quello della conoscenza e dell'approfondimento critico sulla figura dell'eroe. All'apertura del Convegno, il prof. Salvatore Candido, nella sua veste di coordinatore dell'incontro, ha illustrato le finalità ed i motivi che hanno spìnto autorevoli studiosi italiani e latino­americani ad organizzare un convegno sull'Eroe dei due mondi.
Nel Simposio, è stata la voce dell'America Latina a farsi sentire in modo determi­nante: e in ispecie, di quelle terre che ospitarono il nostro Garibaldi in esilio. Un esilio diverso e duplice, dato che non solo per ben due volte egli ebbe a varcare l'oceano dietro la spinta di eventi drammatici per le sorti della patria e sue, ma molteplici furono i con­notati in cui vi prese corpo la sua avventura umana. Su tali aspetti si è soffermato con speciale intensità e incidenza l'attenzione di questo Simposio, per l'uomo che spese l'intera sua esistenza al servizio degli ideali di libertà e non conobbe, non ammise, limite alcuno, né di lingua, né di nazionalità, né di stirpe, agli impulsi di fraternità e solidarietà dai quali, dalla prima giovinezza alla più tarda età, fu costantemente animato.
Ascoltando le parole degli insigni storici presenti, si è percorso idealmente un itinerario fra i più gloriosi e i più ricchi di stimoli e di incitamenti dal Rio Grande al Rio de la Piata, alla costa del Pacifico, al Centro America.
Nella sua relazione il prof. Romano Ugolini, dell'Università di Perugia ha esordito affermando che "il Rio Grande e Montevideo volevano dire per Garibaldi la battaglia del­l'individuo per liberare l'umanità dalle catene dell'oppressione e del dispotismo e non è senza significato che egli ponga quell'esperienza a fondamento della maturazione conclusiva del suo pensiero, legato all'idea della fratellanza sia degli individui, sia delle comunità nazionali nelle quali ogni uomo è naturalmente compreso. Secondo noi, ha ribadito Ugolini, parlare dell'esperienza latino-americana nella formazione di Garibaldi vuol dire seguire passo passo il sentiero che egli Intraprese, e cioè come il cosmopolitismo divenne nazionalità e la nazionalità fratellanza intemazionale, forma questa più avanzata e approfondita dell'iniziale cosmopoli Usino".
Mario Gardelin dell'Università di Caxias ha poi illustrato l'azione di Garibaldi nel Rio Grande do Sul ed ha analizzato la nascita del mito di Garibaldi prima ancora del suo ritorno in Italia. I lavori si sonò conclusi con gli interventi degli studiosi latino-americani convenuti dal Brasile, dall'Argentina, dall'Uruguay, dal Perù e dal Venezuela. La prof. Emilia Morelli ha sottolineato che uno dei maggiori risultati del Simposio, celebrato alla scadenza dell'anno garibaldino, è quello di avere affrontato con rigore scientifico lo studio del ruolo