Rassegna storica del Risorgimento
FILANGIERI GAETANO SCRITTI
anno
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1983
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pagina
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387
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FONTI E MEMORIE
PROPRIETARI , NON PROPRIETARI
E UGUAGLIANZA DELLA FELICITÀ
NEL PENSIERO DI GAETANO FILANGIERI1}
È giudizio unanime degli storici che il pensiero della seconda generazione riformatrice napoletana, aperto dall'insegnamento di Antonio Genovesi, si sia diviso, partendo da tale magistero, in due distinti filoni. Da un lato, la corrente più feconda e utopistica insieme 2> che comprende uomini come Francescantonio Grimaldi, Filangieri, Pagano, e le cui idee giunsero a confluire nella rivoluzione napoletana del '99; 3> dall'altro un settore più attento alla concreta realtà del Regno, alieno da impennate troppo radicali, e i cui principali esponenti furono Galanti, Palmieri e Delfico.4) Non vi è dubbio che, dei due settori, il secondo sentì maggiormente, nei limiti che l'ambiente e l'epoca imponevano, e nelle divergenze talvolta radicali che caratterizzarono i suoi esponenti,5 l'esigenza di concrete riforme; mentre il primo, pur impegnandosi direttamente nel movimento riformistico in atto, tendeva a spingersi oltre le concrete possibilità riformatrici cercando di anticipare modelli di società che avevano un sapore radicalmente nuovo.
15 II progetto di questo studio è stato presentato in una comunicazione al 5 Congresso Intemazionale sull'Illuminismo, tenutosi a Pisa nell'agosto-settembre 1979.
2) F. VENTURI, Illuministi italiani, Tomo V, Milano-Napoli, 1962, p. XV.
3) Solo la morte prematura impedi al Filangieri di far parte della cerchia degli illuministi napoletani che confluirono nella rivoluzione del '99. Ciò non impedì alla sua opera di essere in essa idealmente presente (si veda, in proposito, E. NASALLI ROCCA, Filangieri, Brescia, 1950, pp. 13-14).
) Si veda, in proposito, R. ROMEO, Illuministi meridionali. 2. Dal Genovesi ai patrioti della Repubblica Partenopea, in La cultura illuministica in Italia, a cura di M. FUBINI, Torino, 1975, pp. 174 sgg.
5) Si pensi alle divergenze esistenti tra il Galanti e il Palmieri sulle questioni del baronaggio, della divisione delle terre demaniali, e in genere sull'atteggiamento verso le masse popolari. Sarebbe comunque azzardato, a mio parere, attribuire ad un filone o ad un altro o ad un esponente o ad un altro della cultura riformistica napoletana, un atteggiamento più coerentemente borghese . Le idee di sviluppo borghese nel Regno di Napoli furono sempre confuse, per la mancanza di un reale referente su cui modellare le proprie aspirazioni e il proprio pensiero. l'I Lepre, a questo proposito, mettendo in rilievo la scarsa consistenza dei settori borghesi emergenti nella Napoli del secondo Settecento, e soprattutto il loro svilupparsi nei pori del sistema feudale , rileva come la polemica antifeudale non nasce tanto come espressione di una nuova classe, omogenea e con chiara coscienza sociale ; e che per certi aspetti dell'attività di gruppi intellettuali del Settecento si potrebbe forse discorrere di istinto di classe, ma è indubbio che ancora negli ultimi decenni del secolo non esista nella borghesia una coscienza di classe chiara e diffusa, che possa farne l'antagonista della nobiltà (A. LEPRE, Classi, movimenti politici e lotta dì classe nel Mezzogiorno dalla fine del Settecento al 1860, in Studi storici, anno XVI, n. 2, pp. 342 e 344). Lo stesso Palmieri, da non pochi indicato come il più lucido esponente del pensiero borghese napoletano, andrebbe in questo senso valutato più attentamente.