Rassegna storica del Risorgimento

FILANGIERI GAETANO SCRITTI
anno <1983>   pagina <390>
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Carlo Bordini
Le affinità tra i brani citati balzano agli occhi. Per Filangieri si tratta di due partiti irreconciliabili , per Smith di due parti... i cui interessi non sono affatto gli stessi. Smith dimostra una conoscenza più puntuale dei conflitti di lavoro (nel capitolo cui ci si riferisce egli descrive i tentativi degli operai di organizzarsi per aumentare i salari, e l'intervento della magistratura contro gli scioperi, che sono spesso disperatamente violenti), che dipende dalle diverse condizioni socio-economiche del paese in cui vive; Filangieri una concezione dicotomica più chiara e più netta, e più radicalmente pole­mica. Appare chiaro, dunque, che nell'Europa del secondo Settecento i mec­canismi della lotta di classe erano conosciuti nelle loro linee generali; e che le analisi del Filangieri rientrano in una vasta seppur non onnipresente schiera che già antivedeva i problemi connessi alla divisione della società, e si poneva il problema della soluzione dei mali da essa derivanti. Questo non toglie che l'autore de La scienza della legislazione sia uno dei più avan­zati, in materia sociale, nell'ambito del pensiero illuminista della penisola; ma comporta la necessità di inquadrarlo, mettendone in rilievo le peculiari caratteristiche, nell'ambito di questo pensiero e dei problemi che ad esso erano sottintesi.
Nell'ambito di una comune propensione degli economisti italiani per la divisione della proprietà,13) di una comune avversione per la grande pro-
dei mercenari. Or da questa funesta sproporzione deriva il difetto della sussistenza nella maggior parte de' cittadini... La concorrenza che nasce dalla loro moltitudine, deve necessa­riamente avvilire il prezzo delle loro opere... (G. FILANGIERI, La scienza della legislazione, Milano, Silvestri, 1817-1818, voi. I, libro II, pp. 357-358).
Quale sia il salario ordinario dipende ovunque dal contratto normalmente stipulato tra queste due parti, i cui interessi non sono affatto gli stessi. I lavoratori desiderano ottenere il più possibile, i padroni dare meno possibile. I primi sono disposti a intese al fine di far aumentare i salari, i secondi al fine di abbassarli.
Non è tuttavia diffìcile prevedere quale delle due parti, in tutti i casi normali, sia avvantaggiata nella disputa e costringa l'altra ad accettare i propri termini. I datori, essendo in minor numero, possono accordarsi più facilmente; e la legge, inoltre, autorizza o almeno non proibisce le loro intese, mentre essa proibisce quelle dei lavoratori... in tutte queste dispute, i datori possono resistere molto più a lungo... [Essi] sono sempre e ovunque in una specie di tacita ma costante e uniforme intesa a non aumentare i salari del lavoro al di sopra del loro saggio corrente... (ADAM SMITH, La ricchezza delle nazioni, Torino, 1975, libro I, cap. Vili, I salari del lavoro, pp. 154-155). È possibile ipotizzare un influsso diretto di Smith su Filangieri, Quello che va rilevato, comunque, è ohe Filangieri sviluppa in direzione diversa le considerazioni di Smith. È significativo a questo proposito quello che dice riguardo all'autore de La ricchezza delle nazioni lo Schumpeter: È stato detto che Smith, assai in anticipo rispetto al suo tempo, sfidò l'impopolarità dando espressione alle sue simpatie sociali. Ma non è così. Non metto in dubbio nemmeno per un momento la sua sincerità, ma quelle opinioni non erano impopolari: erano di moda. Una vena di "rousseauismo" giudiziosamente diluito è anche evidente nella tendenza egualitaria della sua sociologia economica (J. A. SCHUMPETER, Storia dell'analisi economica, voi. I, Torino, 1959, p. 225).
U) Come osserva il Rainone, la maggioranza degli economisti italiani, tranne il Beccaria e pochi altri, sono, al contrario dei francesi, per il frazionamento della proprietà e contro la grande proprietà terriera, con l'obiettivo di creare un prosperoso ceto medio (cfr. C. RAINONE, Pensiero e strutture socioeconomiche europee ed italiane nell'epoca risorgimentale (1748-1861). Milano, 1975, pp. 174-176).