Rassegna storica del Risorgimento

FILANGIERI GAETANO SCRITTI
anno <1983>   pagina <396>
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Carlo Bordini
di espedienti e di abbrutimento; **> e l'unico modo per far lavorare queste enormi sacche di lazzaroni e di banchieri 38> è quello di dar loro un minimo di benessere e di dignità e di speranza; ma, in fondo, l'atteggiamento dell'autore delle Lettere accademiche è ancora caratterizzato, nei loro con­fronti, da un moralistico, aristocratico disprezzo. In Filangieri, invece, la sollecitudine verso i mercenarj assume una tinta polemica e, insieme, un tono di urgenza, che preludono tempi nuovi. *)
Riecheggiando temi rousseauiani, Filangieri non si limita a chiedere che siano eliminati gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo dell'economia: pretende che le ricchezze siano ben distribuite. Il problema dell' equabile distribuzione non è un corollario dello sviluppo economico, ma diviene un imperativo specifico. Perché uno stato sia ricco e felice non è sufficiente l'esistenza delle ricchezze: occorre che esse siano diffuse nelle mani di tutti. ** Allorché le ricchezze egli afferma ! si restringono tra poche mani, allorché pochi sono i ricchi e molti sono gl'indigenti, questa felicità privata di poche membra non farà sicuramente la felicità di tutto il corpo; anzi,
37) Sul fenomeno della plebe cittadina nel Regno di Napoli, si veda F. VALSECCHI, L'Italia nel Settecento, Milano, 1971, pp. 426427. Numerosi sono ì brani delle Lezioni e delle Lettere accademiche in cut i problemi economici sono affrontati dal punto di vista degli interessi del sovrano, e in cui il miglioramento delle condizioni di vita delle masse popolari è considerato come un semplice corollario di tali interessi.
La cura e il governo di ogni nazione afferma il Genovesi nelle Lezioni di econo­mia civile hanno due principali fini, il primo de' quali è che nella nazione, che si governa, sia il massimo possibile di abitanti, e il secondo che siavi la più grande ricchezza che sia possibile; perché quanto una nazione sarà più numerosa altrettanto maggiore sarà il numero de' sudditi che avrà il sovrano, de' quali può servirsi in pace e in guerra... E quando poi la nazione è nel grado delle massime possibili ricchezze, è tanto ancora proporzionalmente più ricco il sovrano, perché le rendite de' sovrani nascono dai tributi, dai dazi, dalla dogana e dai donativi...
Per ottenere questi due fini uno è il comune e general mezzo... e si è fare in modo che coloro, i quali abitano quel tal paese, abbiano abbondantemente e senza grande stento di che vivere e di che supplire ai loro bisogni, ai loro comodi e anche ai loro piaceri, e che possano di tali loro averi liberamente godere... (A. GENOVESI, Lezioni di economia civile, cit,, p. 335).
38) A Napoli venivano chiamati banchieri i poveri e i vagabondi, che dormivano sulle banche (cfr. F. VENTURI, Settecento riformatore, cit., voi. T, p. 627).
39) Come afferma giustamente il De Ruggiero, in Filangieri la ragione non è più paga di tracciare un quadro ideale della vita politica; essa vuole che quel quadro sia realiz­zato, È un imperativo, un dover essere, che ancora s'indugia nella sfera intellettuale, ma ha tutta l'impazienza di una concreta realtà. Si sente già in Filangieri tutta la commozione del rivoluzionario; il suo scrivere è già concionare (G. DE RUGGIERO, // pensiero politico meridionale nei secoli XVIII e XIX, Bari, 1922, pp. 76-77).
4) Io non intendo per agio e comodo pubblico le ricchezze esorbitanti d'alcune classi di cittadini > afferma l'autore de La scienza della legislazione . Le ricchezze esorbi­tanti d'alcuni cittadini e l'ozio di alcuni altri, suppongono l'infelicità e la miseria della maggior parte. Questa parzialità civile è contraria al bene pubblico. Uno stato non si può dire ricco e felice che in un solo caso, allorché un cittadino con un lavoro discreto d'alcune ore può comunemente supplire a' suoi bisogni e a quelli della sua famiglia. Un lavoro assiduo, una vita conservala a stento non è mai una vita felice... (G. FILANGIERI, op. cit., voi. I. libro T, pp. 154-155).