Rassegna storica del Risorgimento
FILANGIERI GAETANO SCRITTI
anno
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1983
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pagina
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Carlo Bordini
teista, moltiplicare il numero dei proprietarj ed attenuare la disparità delle fortune economiche tra le classi; ma la sua richiesta pressante di un intervento legislativo che assicuri l'equa distribuzione delle ricchezze mostra che questa sua fiducia è sempre sul punto di incrinarsi, e sottende l'intuizione, mai chiaramente espressa, che la ruota della fortuna e del lusso non impediscano necessariamente il concentrarsi della proprietà e delle ricchezze nelle mani di pochi. Egli non indica, d'altra parte, con quali mezzi il legislatore, dopo aver assicurato la massima libertà allo sviluppo delle forze economiche, dovrebbe assicurare una buona distribuzione delle ricchezze; indicazione che egli potrebbe dare solo negando le sue premesse liberiste ed aderendo alle concezioni egualitarie espresse da un Mably, da un Morelly, e, in parte, dal Rousseau.
Tra il pensiero economico e il pensiero sociale del Filangieri esiste, in definitiva, uno scollamento; possiamo dire che il suo tentativo di comporre ecletticamente (con un eclettismo che è proprio di tutti gli scrittori italiani di economia dell'epoca) le suggestioni che gli provengono dai vari settori dell'illuminismo italiano ed europeo non riescono a giungere ad una sintesi; e le sue proposte riguardanti l'educazione, che esamineremo più avanti, col giustapporre al liberismo in campo economico un rigido intervento statale in campo educativo, sono la conferma di questa mancata sintesi. Scontata la presenza di questa contraddizione, dunque, esaminiamo da vicino come si articola la concezione dicotomica filangieriana nelle proposte riguardanti l' equabile distribuzione dei beni e della proprietà.
Abbiamo visto come il primo ostacolo allo sviluppo dell'economìa, e quindi all'aumento della popolazione, sia la differenza tra proprietarj e non proprietarj , che determina grandi ricchezze da una parte, e miseria dall'altra. 45> Questa differenza, però, non è inevitabile; essa dipende da un difetto enorme di legislazione . Non è una legge dello sviluppo economico; è, potremmo dire, una degenerazione, avvenuta per difetto di lusso , per l'immobilismo economico della società. Il lusso insiste il Filangieri avrebbe prevenuto questo sconcerto , diffondendo insieme con le ricchezze la proprietà . *> Egli vuole che questa situazione venga corretta attraverso la moltiplicazione dei piccoli proprietari terrieri, ottenuta con l'abolizione del maggiorascato e del fidecornmesso, e con il frazionamento della proprietà demaniale. Questa moltiplicazione porterà a una maggiore redditività
45) Se si osserva lo stato presente delle società europee, si troveranno quasi tutte divise in due classi di cittadini; I'una alla quale manca il necessario, l'altra che abbonda d'un gran superfluo. La prima, ch'è la più numerosa, non può provedere a' suoi bisogni che col soccorso d'un travaglio eccessivo;.. (G. FILANGIERI, op. cìt., voi. II, libro II, pp. 165-166).
46) Jvi, p. 175.
41 Mettendo in rilievo come il Filangieri, insieme al Galanti, sia il più deciso e radicale avversario del sistema feudale tra i riformatori napoletani, il Villani riporta l'opinione del Grippa, che, non senza acutezza... asseriva che i provvedimenti proposti dal Filangieri, al di là delle intenzioni dichiarate, avrebbero portato "direttamente, ed in modo pronto e sollecito alla distruzione intera del sistema feudale, e alla totale rovina dei baroni" . Nota giustamente dal canto suo il Villani: Il tono generale dell'opera e gli altri riferimenti alla questione feudale fanno ritenere che il Filangieri pensasse ad una vera e propria eversione della feudalità, con un disegno per molti aspetti non dissimile da quello che fu poi attuato nel