Rassegna storica del Risorgimento

FILANGIERI GAETANO SCRITTI
anno <1983>   pagina <400>
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Carlo Bordini
Filangieri avverte, in definitiva, il pericolo che l'equilibrio della società sia distrutto dalla funesta sproporzione , dalla divisione dello Stato in due diverse classi di cittadini . Il pericolo dei guasti derivanti dalla divisione in classi e dalla miseria degli strati più bassi della popolazione assume il significato di un'ossessione. Prendete una molla. Una pressione momenta­nea, per forte che sia, non fa che risvegliare la sua elasticità; ma se voi la tenete costantemente compressa, essa reagisce tanto sopra se medesima, che, pervenuta, finalmente, nel punto nel quale termina la sua elasticità, si spezza tutto ad un tratto, e ferisce la mano che la comprime. Questo è il popolo .S)
Assai diverso è l'atteggiamento che separa l'autore de La scienza della legislazione dal Genovesi sulla questione dei settori più bassi della società. Per il primo gioca indubbiamente un ruolo la sua maggiore propensione al liberismo in campo economico, confrontata al neo-mercantilismo di Genovesi; ma non c'è dubbio che si tratta, soprattutto, di una differenza di mentalità, e anche di generazione. L'atteggiamento del Filangieri verso i mendicanti ed i disoccupati tende a farne interamente un problema sociale; Genovesi, che distingue ancora tra poveri volontari, poveri involontari e poveri vergognosi, **> rimane ancorato ad una concezione moralistica e insieme autoritaria del pro­blema stesso.
Filangieri non si preoccupa direttamente del pauperismo come problema specifico; se ne occupa, di passaggio, nel libro III, sulle leggi criminali. La sua posizione, rigettando implicitamente la vecchia distinzione tra poveri veri, falsi e vergognosi, attribuisce la responsabilità del problema alle man­cate riforme, alla concentrazione delle terre in mano di pochi e alla man­canza di lavoro.
La mendicità e l'ozio degli uomini che non hanno altro patrimonio che quello delle loro braccia, dovrebbe essere punita dalla legge, afferma il Filangieri; ma nella situazione attuale, i compiti del legislatore non sono quelli di reprimere la povertà, bensì di eliminarne le cause. ... prima di punir l'ozio e la mendicità, essa dovrebbe estinguerne la sorgente. Essa dovrebbe togliere all'agricoltura, alle arti, al commercio quegli ostacoli che ne produ­cono il languore: essa dovrebbe dare a ciaschedun cittadino i mezzi di prov­vedere alla propria sussistenza con un discreto lavoro... essa dovrebbe garan­tire il debole e il povero dalle oppressioni del ricco e del potente... essa dovrebbe, in poche parole, eseguire il gran sistema economico che si è da noi proposto, senza il quale, vi saranno sempre nello stato oziosi e mendici, e sarà sempre un'ingiustizia punire l'ozio e la mendicità .5
Assai diversa è la posizione del Genovesi, che, rimanendo ancorato ad un
53) c. FILANGIERI, op. cit., voi. 11, libro 11, pp. 156457.
54) Si veda, in proposito, A. GENOVESI, Lezioni, cit., p. 84.
55) Solo una volta eliminate le cause della mendicità continua il Filangieri , sarà giusto punirla. Se, distrutte le cause che ve lo conducono, vi è chi. per un aborrimento del travaglio e una degenerazione di carattere, preferisce l'umiliazione della mendicità a' sudori della fatica, allora costui debbe incorrete nel rigor della legge... (G. FILANGIERI, op. cit., voi. IV, libro III, pp. 95*96). La posizione del Filangieri, una delle più avanzate nei confronti del pauperismo nell'Italia settecentesca, può essere avvicinata in parte a quella del Neri.