Rassegna storica del Risorgimento
FILANGIERI GAETANO SCRITTI
anno
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1983
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pagina
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401
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Sul pensiero di Gaetano Filangieri 401
rimedio ormai vecchio di due secoli, propone ancora (a differenza dei primi liberisti italiani che si orientavano verso l'abolizione delle case di lavoro coatto) la reclusione dei poveri nelle case di lavoro, e in genere un atteggiamento repressivo nei loro confronti.zt> Ho alle volte cercato, afferma il Genovesi se fossero le ragioni fisiche o le morali che generano tra' popoli politi sì gran folla di poltroni, cioè di mendichi volontarii, e mi pare di doverlo ascrivere più alle morali che alle fisiche. Trovo quattro ragioni morali donde si vuol derivare tal fenomeno. I. La venerazione in cui s'hanno nel pubblico. II. La mal'intesa carità e beneficienza. III. La trascu-ranza della legge. IV. L'ignoranza e la superstizione de' tempi . Per Genovesi si tratta di gente crudele, furba, ghiotta, briaca, bestemmiatrice, invidiosa, ladra, senza vera religione, senza idea di governo, senza niun costume . )
Egli propone, quindi, case pubbliche dove lavorino. Se fuggono, si facciano attrappare; a questo servono i custodi della repubblica. Allora ceppi, bastonate, ma bastonate all'uso militare.59)
Si può dire che per Genovesi e Filangieri l'obiettivo economico è comune: inserire nell'apparato produttivo le masse dei senza lavoro. Entrambi si rendono conto, come del resto è nello spirito dell'epoca, che questo non è realizzabile senza attaccare le strutture feudali del Regno. Ma tra l'obiettivo sociale dell'uno e dell'altro vi è un abisso. Mentre Genovesi, pur nei suoi spunti di mutamento e di redenzione sociale, è ancora legato ad un'ottica in gran parte mercantilista, in cui i problemi dell'economia sono visti dal punto di vista della ricchezza dello stato, che è ancora, e soprattutto, ricchezza del sovrano (il che lo porta ad adottare, per i suoi programmi sociali, metodi tradizionalmente autoritari e repressivi), per Filangieri la felicità e la ricchezza dello stato sono rousseauianamente legati alla felicità di tutti;
56) La pratica di rinchiudere i poveri in case di lavoro coatto era già cominciata in Inghilterra e in Francia nel XVI secolo, ed era stata ben presto seguita in Italia, affiancandosi alla medievale beneficienza privata di ispirazione religiosa, e via via sostituendola. Per l'Inghilterra, si veda A. CHERUBINI, op. cit., pp. 108 sgg. Per la Francia si veda C. BLOCH, L'assistance et l'Etat en France è la velile de la Revolution, Paris, 108, pp. 41 sgg.
57) A. GENOVESI, Lezioni cit., pp. 84-85.
58) Ivi, p. 85.
s9) /vi, p. 87. Con analoghi accenti si esprime il Genovesi nelle Lettere accademiche. È un errore egli afferma popolare il credere, che la moltitudine de' mendicanti, che vedesi nelle grandi città, sia effetto del bisogno: anzi è l'effetto della ricchezza. Volete la moscaja? Apparate del latte, dello zucchero, del miele ecc.... Non sì corre dove non si mangia. Niente mi mostra più chiaramente la ricchezza, e la magnificenza della nostra Metropoli, quanto la moltitudine de' pezzetti... (A. GENOVESI, Lettere accademiche, cit., Lettera Vili, pp. 117-118). Assai diverso è l'atteggiamento del Filangieri verso la grande città, che egli considera, in un progetto complessivo di rigenerazione non solo economica, ma morale, come un Moloch che attira le ricchezze, e le fa stagnare, rifugio di ricchi oziosi e di plebi abbrutite, in cui il ricco proprietario assenteista per palesare il suo lusso e le sue ricchezze... occupa, abusa e profana il pennello del pittore, lo scalpello dello statuario e dello scultore, il genio dell'architetto, la fantasia del poeta, e tutti gli ordini delle manifatture e delle arti. Ivi egli mantiene uno stuolo prodigioso d'oziosi, che servono più al suo gusto che al suo comodo. Ivi, finalmente, egli consuma le sue rendite e quelle della sua posterità (G. FILANGIERI, op. cit., voi. I, libro II, p. 466).