Rassegna storica del Risorgimento
FILANGIERI GAETANO SCRITTI
anno
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1983
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pagina
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406
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Carlo Bordini
carriera delle lettere. Bisogna, dunque, renderla più dispendiosa. L'Inghilterra è una prova di questa verità... .75>
Il ruolo delle classi è dunque ben determinato; salvo qualche eccezione, il ruolo dirigente della società è delegato alla classe ricca ; anche se la figura del ricco che Filangieri ipotizza non è quella del proprietario ozioso e assenteista, bensì quella del dotto , del filosofo (figura che ci ricorda, per certi versi, quella déìl'honnét homme volterriano), che si dedica responsabilmente al benessere della società. Il progetto educativo del Filangieri mostra che, nonostante la reale sollecitudine verso le classi popolari che pervade tutta la sua opera, l'autore de La scienza della legislazione è ben lungi da idee eversive di rivoluzione sociale. Quello a cui il filosofo napoletano mira, piuttosto, il centro della sua concezione della società, è un equilibrio tra le classi, il cui eccessivo squilibrio è appunto determinato da un difetto enorme di legislazione. Egli non persegue l'uguaglianza economica, ma, come abbiamo visto, l' uguaglianza della felicità ; un'armonia, o almeno, una disarmonia non eccessiva, tra proprietarj e non proprìetarj , basata su una moltiplicazione della piccola proprietà e sull'eliminazione della proprietà baronale e assenteistica. Questa concezione si evince chiaramente dalla parte morale dell'educazione che egli vuole dare alle due classi di cui sarà composta la società da lui vagheggiata. I due livelli di educazione dovranno certamente essere profondamente diversi, e mirare ai rispettivi futuri compiti; ma dovranno anche essere complementari nel senso di correggere i difetti che sono propri delle due classi in questione. Questi difetti sono l' orgoglio nei ricchi e la viltà nei poveri. L'educazione morale dovrà mitigarli entrambi, dare al ricco il senso della compassione verso il povero, e al povero, a sua volta, il senso della sua dignità.76)
75) Ivi, p. 5. Vi è un'altra ragione che consiglia di scegliere tra i ricchi i membri della classe dirigente, e che si ricollega direttamente alla genovesiana teoria del minimo possibile (si veda, su di essa, L. VILLÀRJ, // pensiero economico di A. Genovesi, Firenze, 1959, pp. 91-92, e F. VENTURI, Settecento riformatore, cit., voi. I, p. 626). È proprio in base a tale teoria che Filangieri afferma: ... il ricco o che si dia o non si dia, alle scienze o alle belle arti, appartiene sempre alla classe sterile della società. Non è cosi del povero. Il figlio del colono, che abbandona la zappa per correre nelle università e nelle accademie, priva la classe produttiva d'un individuo per aggiugnerlo alla classe sterile, la quale è utile che sia la meno numerosa che sta possibile (G. FILANGIERI, op. cit., voi. V, libro IV, p. 6).
Ricchezza e potere vanno dunque di pari passo, e possono farlo a vantaggio della società. È interesse della società, che le utili verità e i risultati delle meditazioni e delle fatiche de' dotti, si diffondano e espandano nella moltitudine colla maggiore rapidità, ed è un effetto della società istessa che il ricco dia più facilmente la legge al povero, che il povero al ricco. Il corso, dunque, degli utili risultati dell'umano sapere sarà più rapido, quando i lumi partiranno dal gabinetto del ricco piuttosto che dal tugurio del povero... (Ivi, p. 4).
76> Se gli uomini, destinati a servire la società co' loro talenti, sono, ordinariamente, disposti a dispregiar coloro che son destinati a servirla colle loro braccia; se la vana alterigia e l'orgoglio insano è, ordinariamente, il vizio de' primi, come la bassezza e la viltà è, ordinariamente, il vizio de' secondi; e se la natura istessa, di queste due destinazioni diverse somministra l'adito a questi due opposti vizj, chi non vede che il bisogno di prevenirli dee produrre una gran differenza nella parte morale della rispettiva loro educazione? (Ivi, voi. IV, libro IV, p. 274).