Rassegna storica del Risorgimento

CACOPARDO SALVATORE; UNIVERSIT? DI PALERMO STORIA 1860-1880
anno <1983>   pagina <412>
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Pietro Siino
l'isola. Vi era poi un grosso problema di portata nazionale derivante dalle annessioni: si rendeva necessario ed urgente un intervento legislativo che mettesse ordine negli studi superiori e che regolasse in maniera omogenea la vita universitaria, tenendo conto del fatto che esisteva un numero di università superiori alle reali esigenze unitarie, e ciò con grave nocumento per la qualità degli studi. Inoltre, come naturale conseguenza, vi era stato un disordinato e spesso contradditorio proliferare di norme, che alla luce della nuova realtà politica rendevano caotica la vita degli Atenei. Da tale situazione discendeva, quindi, l'esigenza del riordino, fortemente avvertita anche dal Cacopardo, che in più occasioni aveva segnalato ai ministri della istruzione pubblica la inderogabilità della esigenza di dare serietà ed ordine agli studi superiori e all'Università. Non bastava, quindi, l'estensione alle università delle Provincie siciliane della legge Casati del 1859. La parte rela­tiva all'ammissione e alle tasse, provocherà negli Atenei siciliani dimostra­zioni di protesta. A Palermo tali proteste sfoceranno in atti di teppismo e di vandalismo per il fatto che il Rettore Cacopardo, a differenza dei col leghi di Catania e Messina, aveva assunto una posizione di intransigente difesa della norma.5) Tale atteggiamento determinò una rottura con le autorità accademiche e civili (sindaco e prefetto) relativamente ai provvedimenti disciplinari da infliggere a quegli studenti ohe maggiormente avevano contri­buito a suscitare i torbidi. 6> A seguito di tale situazione di conflittualità insanabile, il Cacopardo ritenne doveroso rassegnare le dimissioni e ciò fece con una lettera indirizzata al Luogotenente Generale del Re, in data 23 gen­naio 1862, dove, tra l'altro, scrive: Per le ragioni che ieri ebbi l'onore di esporle a voce, e che tutte si riassumono nel mio convincimento che la mia influenza morale non è più bastevole al buon governo dell'Università, io
5) Le disposizioni dell'aggancio alla legge Casati emanate già con circolare mini­steriale, venivano ribadite e precisate con R.D. n. 457 del 6 febbraio 1862, recante il titolo: Propine e tasse per esami nelle università siciliane. La negativa reazione alla legge Casati nel suo complesso, da parte delle nuove Provincie, come ebbe a rilevare a suo tempo il Daneo, è stata determinata anche dall'opposizione del clero, nella grande maggioranza con­trario ai princìpi unitari e timoroso di perdere antichi privilegi e prerogative. (Si tenga presente che non poche erano le cattedre delle scuole primarie, secondarie ed universitarie tenute da religiosi.)
*) Presso la biblioteca della Deputazione di Storia Patria di Palermo, tra i giornali dell'epoca, abbiamo rintracciato tre giornaletti d'occasione recanti il titolo L'Università, datati giugno 1862, perìodo corrispondente ai giorni più caldi della contestazione studentesca. Attraverso la lettura di quei fogli è possibile cogliere meglio la portata del risentimento degli studenti nei confronti della iniqua legge Casati, ma soprattutto si può avvertire l'astio nei confronti del Cacopardo, reo di essersi schierato contro la sua gente e a favore del padrone piemontese . Ulteriori ricerche ci hanno permesso di reperire presso la Biblio­teca Comunale di Palermo altri otto foglietti (sempre giornaletti di occasione) dall'identico titolo dei precedenti, ma di epoca successiva (giugno 1863). Con l'entrata in vigore del Regolamento Mattateci gli studenti palermitani ripresero la contestazione. L'allora Rettore prof. Musumeci, d'intesa col Prefetto, ricorse al provvedimento di chiusura dell'Ateneo e alla minaccia di invalidare l'anno accademico. Quei foglietti venivano a rappresentare uno strumento del quale gli studenti si servivano per sensibilizzare l'opinione pubblica e convo­gliarla a schierarsi contro le leggi dello Stato.