Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA RELAZIONI CON LA ROMANIA 1916-1920; ROMANIA RELAZIONI CO
anno <1983>   pagina <429>
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Lo Stato nazionale romeno e l'Italia 429
vatore gernianoiìlo Alexandru Marghiloman.I8' il Governo romeno, provviso­riamente trasferito a Iasi con la Corona, rimaneva comunque padrone della Moldavia e per di più della Bessarabia staccatasi dalla Russia ormai in pro­fonda crisi rivoluzionaria.
Si può qui ricordare come la storiografia marxista degli anni Cinquanta in Romania abbia tentato di far credere che i successivi Governi romeni e la Corona furono nel 1917-18 responsabili di tradimento nei confronti del Paese poiché avrebbero avuto la possibilità di resistere ancora a lungo al­l'assedio tedesco, sempre più debole, soprattutto se si fosse mantenuta in piedi una fattiva collaborazione con la nuova Russia rivoluzionaria. w> La decisione di firmare la pace sarebbe stata presa appunto per timore di una infezione bolscevica. Ma tale tesi appare in buona parte destituita di fondamento poiché non si può certo considerare una colpa da parte di qual­siasi governo il voler mantenere salva l'organizzazione statale in pericolo; soprattutto perché la Russia, sconvolta da rivoluzione e guerra civile, non poteva dare alcuna garanzia di una seria collaborazione antitedesca, tanto che fu la pace di Brest-Litovsk a rendere necessaria quella di Bucarest.20)
Il 1 luglio 1918 l'organo nazionalista La Tribuna di Roma, particolar­mente sensibile ai problemi nazionali europei, parlava di pace imposta e riferiva sulla seduta della Camera romena del 28 giugno 1918 con la quale, dopo brevissima discussione , veniva approvato il trattato di pace. Ricor­dava, però, che i partiti patriottici avevano proclamato l'astensione e segna­lava che alcuni deputati come Troncu, 2*> Vagunescu, Codreacu, Alexandru C.
18) Alexandru Marghiloman (1854-1925), uno dei massimi esponenti dei conservatori romeni; con Titu Maiorescu, Petre C. Carp e Theodor Rosero" sullo scorcio degli anni Ottanta rappresentò la corrente junimifta del Partito Conservatore, di cui divenne presidente nel giugno 1914. Soprattutto dopo l'intervento italiano in guerra egli, che precedentemente aveva consigliato re Carol a non sfidare l'opinione pubblica antiaustriaca (vedi infra, p. 460), si pronunciò a favore degli Imperi centrali, con i quali firmò, appunto, la pace di Bucarest, dopo essere divenuto Capo del Governo dal 18 marzo 1918. Tenne tale canea fino al 6 novembre 1918. Nel dopoguerra, in seguito al ridimensionamento della forza elettorale del Partito Conservatore (che inutilmente mutò il suo nome in Partito Conservatore Progressista a partire dal dicembre del 1918), egli che personalmente apparteneva al ceto dei proprie­tari terrieri con vaste tenute nel distretto di fiuzàu dovette rassegnarsi a svolgere un ruolo politico di secondo piano. Lasciò importanti Note politica (1897-1924), Bucuresti, 1927, in cinque volumi.
19 Tale collaborazione fu sconsigliata dall'Intesa e in particolare da Sonnino: cfr. S. SONNINO, Carteggio 1916-1922 (a cura di P. PASTORELLI), Roma-Bari, 1975, p. 346.
20 In questo senso R, GUEZB, art. cit., parte II, p. 48; F. GUIDA, op. cit., p. 10; B. VALOTA, Questione agraria e vita politica in Romania (1907-1922), Milano, 1979, p. 99. Per un parere contrario V. LIVEANU, Evenimentele premergatoare armisiifiului dela Focsani, in Studi fi rejerate privino istoria Romìnlel, Bucuresti, 1954, II, pp. 1519-1547 e ID., Caracterul antisoviet ic fi antipopular al tratatulul de la Bui tea (5 molile 1918), in Studii fi materiale de istorie contemporanS, 1956, I, pp. 5*65.
2 SI tratta probabilmente di Grigore Trancu-Iosi (1873-1940); economista, fondatore nel 1917 a lasi del Partito del lavoro, con Nicolae Lupu e Grigore Iunian, poi ministro con Avcrcscu nel 1920-21 (Lavoro e protezione sociale) e nel 1926-27 (Cooperazione), legò il suo nome alla legge per la regolamentazione dei conflitti di lavoro dell'agosto 1920.