Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA RELAZIONI CON LA ROMANIA 1916-1920; ROMANIA RELAZIONI CO
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1983
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Lo Stato nazionale romeno e l'Italia 431
Ernesto Pasqualino-Vassallo di Riesi (nipote del Sottosegretario del Ministero di Grazia e Giustizia, suo omonimo), tornato in patria attraverso Romania e Russia, dopo un ultimo e fortunato tentativo di fuga dal campo di prigionia in Ungheria, descriveva quale fosse l'atmosfera della Moldavia libera dopo quella pace: Si notava scriveva un certo imbarazzo, una indecisione persistente che ci dava l'idea di trovarci in un Paese senza governo, dove ognuno agiva per conto proprio. Un ufficiale romeno... mi ha spiegato, però, che il fuoco covava sotto le ceneri, che sotto quella maschera c'era ancora un volto vivo, una volontà forte e mi ha detto che il generale Averescu ha intorno a sé un partito che pensa alla riscossa, che l'ex Generalissimo romeno ha con sé tutto l'esercito e che il popolo ha per lui una vera venerazione . Il ten. Vassallo concludeva accennando alla grave crisi economica e alimentare che aveva investito la Romania a causa della guerra, dell'occupazione straniera e della conseguente inflazione, al punto che per vivere non bastano 40 lire al giorno , una cifra enorme solo che si pensi che una famiglia media in Italia viveva con meno di dieci lire al giorno.
Il gen. Averescu (1859-1930) già capo di Stato Maggiore nella guerra del 1913 e nel 1917 comandante di armata, rimase una figura di primo piano sulla scena politica romena anche dopo la guerra, quale capo di un partito dalle alterne fortune elettorali, la Lega o Partito del Popolo; e in particolare a distanza di alcuni anni si fece ricorso a lui per due governi, a cominciare da quello del biennio 1920-21, che seppe frenare minacciosi fermenti rivoluzionari comuni alla Romania e ad altri Paesi europei. La sua abilità nell'ai ternare il bastone e la carota , cioè leggi sociali e repressione militare, preparò il campo alla trasformazione della Romania in senso liberal-demo-cratico. Tale processo diede vita a uno Stato che fin quasi alla vigilia della seconda guerra mondiale si differenziò nettamente da quelli confinanti, tutti ben presto segnati dai totalitarismo, anche se di opposto segno.28)
Con la pace di Bucarest la Romania era dunque uscita dalla guerra, ma lo aveva fatto con il beneplacito dell'Intesa e Sonnino personalmente aveva detto all'ambasciatore romeno Ion Alexandru Lahovary nel febbraio del 1918: Il signor Bràtianu dovrebbe sapere che la Chiesa dà a volte l'assoluzione dopo il peccato, ma mai prima , facendo capire che l'Italia e in definitiva l'Intesa tutta accettavano il disimpegno romeno, ma non potevano dirlo ufficialmente. Resta tuttavia un margine di dubbio sul significato di quelle parole poiché il Ministro degli Esteri italiano nel suo diario annotò al 5 febbraio 1918: a Lahovary che osservava come la Romania fosse presa tra due fuochi, Imperi centr;li e massimalisti russi, proprio per aver seguito i consigli degli alleati a non trattare con i secondi, ho risposto che le notizie venute da Jassy parevano meno disperate, poiché quel Consiglio militare escludeva la probabilità di una offensiva tedesca; che Bràtianu
27) La Tribuna, Roma, 19 ottobre 1918.
W cfr. M. MUSAT-1. AHDELEANU, La vie polhique en Roumanie, 1918-1921, Bucureti, 1978. pp. 172-216; F. GUIDA, op. cit pp. 74-90, 97; B. VALOTA, op. ciì., pp. 207-243 (con un'attenzione particolare alla riforma agraria e un giudizio piuttosto severo su Averescu). Si veda anche la bibliografia riportata nelle tre opere.
29) V. LrvEANU, Caracterul antisovietc cit., p. 21.