Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA RELAZIONI CON LA ROMANIA 1916-1920; ROMANIA RELAZIONI CO
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1983
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Lo Stato nazionale romeno e l'Italia
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dicazioni romene in vista di una Grande Romania (Romania Mare) si scontrassero con lo scetticismo o la scarsa simpatia di alcuni settori dell'opinione pubblica occidentale.
Nicolae Lupu, delegato romeno al Congresso di Roma, aveva letto la protesta dei patrioti romeni contro la pace di Buftea (preliminare a quella di Bucarest). Non era mancato un esplicito riferimento al tradimento russo, sia prima che dopo la Rivoluzione, che aveva suscitato grande consenso tra i presenti. 33) Sempre al Congresso di Roma il senatore D. Dràghi-cescu, rappresentante dell'in telligencja liberale, favorevole a una linea politica più coerentemente democratica da parte del Partito Nazionale Liberale al governo in Romania fino a due mesi prima,34) aveva illustrato, esagerandole, le perdite umane romene (parlò di un milione di morti tra civili e militari, pari a circa un settimo della popolazione); aveva, quindi, trattato il problema dei Romeni d'Ungheria prigionieri in Russia, dei quali soltanto a 5.000 su 60.000 era stato consentito di tornare in patria per rientrare fra le file dell'esercito del Regno di Romania, e dei loro compatrioti anch'essi prigionieri degli eserciti dell'Intesa che chiedono di combattere contro l'Austria-Ungheria ed attendono che sia loro consentito di riscattare la libertà col sacrificio della vita (si trattava ovviamente di Romeni delle terre irredente). Dràghicescu adombrando quella che sarà la Piccola Intesa postbellica aveva inoltre auspicato un'alleanza delle nazioni che sarebbero divenute libere in Europa orientale (Romania, Jugoslavia, Boemia e Polonia), alleanza in funzione antitedesca e che sarebbe la miglior difesa delle comunicazioni anglo-francesi, attraverso il Canale di Suez, con i vasti e lontani possedimenti asiatici e australiani .
Secondo una linea di responsabile, ma talora eccessiva prudenza, Son-nino declinava l'invito di Camille Barrère, ambasciatore di Francia a Roma dal febbraio 1898 al dicembre 1924, a formulare una dichiarazione di riconoscimento collettivo da parte dei Governi dell'Intesa del documento approvato dal Congresso di Roma: il cosiddetto Patto di Roma, che oltre ad affermare raccordo generale tra le nazionalità oppresse dall'Austria-Ungheria, proponeva un accordo italo-jugoslavo sulla base della trattativa Trumbic-Torre del 7 marzo 1918. Ho risposto scriveva- Sonnino nel suo diario il 14 aprile che era viva la simpatia con cui consideravo l'intero movimento di tali popoli oppressi dall'Impero austro-ungarico verso la libertà e l'indipendenza, e sincero il mio desiderio di trovare con i jugoslavi un punto di equo accordo che conciliasse ed assicurasse quanto più possibile i vari interessi essenziali nostri e loro nei campi in cui potessero eventualmente trovarsi a contrasto; ma questa era una questione da dibattersi esclusivamente tra loro e noi, e
33) La Voce dei Popoli, 1, 2, maggio 1918, pp. 115-117. Altri rappresentanti romeni furono: George G. Mironescu, lori Ursu, D. DrSghicescu, S. Mtndrescu e l'italiano B. De Luca. Cfr. G. MOROIANU, Lea luttes des Roumaim Transylvains pour la libertà et l'opinion euro-peenne. Episodea et souvenirs, Paris, 1933, p. 205. <
) In quello stesso 1918 DrSghicescu pubblicò Les problèmes nallonaux de l'Autriche-Hongrie. Les Roumains, Paris, 1918; nel dopoguerra fornì invece due saggi di polica interna: Evoltifia ideilor liberale, Bucuresti, 1921 e Partidele politice fi elusele sociale, Bucuresti,
1922.
3> La Voce dei Popoli, 1, 2, maggio 1918, pp, 125-127.