Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1983
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Libri e periodici
marzo dello stesso 1867. Ma il lavoro di Mazzonis appare particolarmente lodevole dal punto di vista archivistico e in questa prospettiva viene da ripensare ad un giudizio di fondo di Gabriele De Rosa, secondo il quale le storie, sia locali sia generali, quando sono sicure nel metodo e nello scavo delle fonti, sono sempre buone in senso assoluto .2) Ebbene Mazzonis, dal ristretto locale dell'archivio privato dei conti di Campello. con una indagine scientificamente misurata e senza alcuna forzatura di impronta campanilistica, si propone di ricostruire momenti e fasi delle vicende che dallo scioglimento forzato della IX legislatura portarono poi alla caduta del Rattazzi e alla tragedia di Mentana.
Paolo di Campello minuziosa e fondata anche su documenti inediti è la ricostruzione di questa pagina, certamente la più importante nella vita politica del nobile umbro fu incaricato da Rattazzi il 14 ottobre 1867 di compiere il tentativo estremo per conoscere gli intendimenti del Pontefice ed eventualmente per concludere qualche accordo. Mazzonis valuta criticamente l'iniziativa e da essa trae la prova per considerazioni ampiamente e giustamente negative sulla lucidità e sul senso di responsabilità dei governanti, estremamente leggeri .
Ecco, dunque, emergere, precisa e definita, la connessione tra il deputato, che vive ed agisce a Spoleto, e le grandi vicende nazionali, delle quali, involontariamente, è tra i protagonisti.
Mazzonis, poi, e non poteva essere diversamente data la sua approfondita dimestichezza con gli studi sul movimento cattolico, guarda a Paolo di Campello anche come esponente cattolico conciliatorista , interrogandosi sull'esito avuto dall'azione del gruppo. L'impressione ricavata dall'autore, inizialmente è fortemente negativa, salvo una successiva e, a nostro avviso, opportuna correzione. Mazzonis definisce Paolo di Campello e i suoi amici ingenui ed entusiasti, escludendo si possa mai parlare per loro di mala fede e di calcolo. In quello stesso 1867 ricorda infatti nacque la Società della Gioventù Cattolica Italiana , destinata ad una vita ben più lunga e ad un successo ben più vasto.
L'ingenuità e l'entusiasmo, ha ragione Mazzonis, portano facilmente non tanto al fallimento quanto alla delusione. Eppure, non dobbiamo dimenticare quanto ha scritto Alberto Aquarone, quando, nello stendere il bilancio sull'Italia di fine secolo, ha rilevato che nei riguardi dello Stato unitario alla rigida ostilità della Santa Sede, da Pio IX a Leone XIII, non aveva corrisposto una analoga, compatta opposizione di tutto il cattolicesimo italiano . Era stato l'intransigentismo fenomeno maggioritario , ma non erano mai mancate le tendenze e le correnti conciliatoriste, più o meno attive e sicure di sé. più o meno impegnate nella vita politica del paese, alle quali non mancava neppure il consenso, il sostegno larvato o diretto, di una minoranza dello stesso clero, non esclusi alcuni alti esponenti della gerarchia ecclesiastica .3)
VINCENZO G. PACIFICI
[FERDINANDO CORDOVA, Democrazia e repressione nell'Italia di fine secolo; Roma, Bulzoni, 1983, in 8, PP. 211. L. 15.000.
L'interesse degli storici per quel difficile periodo di transizione che visse l'Italia alla fine del secolo scorso non accenna a diminuire. Per citare solo i lavori principali pubblicati
2) G. DE ROSA, Aspetti della storia locale, sociale e religiosa nell'età contemporanea, in La storia locale cit., p. 173.
3) A. AQUARONE, L'Italia giolittiana (1896-1915). I. Le premesse politiche ed economiche, Bologna, Società editrice II Mulino, 1981, pp. 60-61.