Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1789-1799; <> 1789-1799; REPUBB
anno <1984>   pagina <138>
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Alessandro Mimerò
inglese l'origine dei mali di Roma, tutti però erano convinti che sarebbe bastata la libertà economica a far rifiorire le campagne.19) Con essa il Tevere sarebbe tornato florido e commerciante , Roma si sarebbe liberata delle sue attività improduttive; allora la popolazione non sarebbe parsa più in eccesso, poiché gli oziosi avrebbero finalmente ricoperto un ruolo attivo nella creazione della ricchezza. Sotto il velo della polemica contro la politica economica dei papi, di Pio VI in particolare, non riesce insomma di scoprire spunti effettivamente innovatori. La Repubblica è per questo aspetto tribu­taria e non avrebbe potuto non esserlo del pensiero dei riformatori che nella seconda metà del secolo avevano scosso la sonnolenta atmosfera dello Stato pontificio.M) Ne condivide perfino le illusioni: il paese è feracissimo, guastato soltanto da secoli di malgoverno e dall'incuria dei proprietari. E soffre della medesima ristrettezza d'orizzonte: l'attenzione si appunta unica­mente sull'Agro romano, solo vero problema dello Stato, la cui felicissima posizione geografica assicurerà, una volta sciolti i nodi ereditati dal pontefice, un vantaggioso commercio con i paesi confinanti.2,) Sul piano delle proposte, sanzioni contro i proprietari che non mettono a coltura nuove terre, incentivi statali per le migliorie agricole, società agrarie in grado di diffondere le cognizioni su tutto il territorio nazionale, quanto cioè aveva già tentato Pio VI per far uscire il paese dall'inerzia. Non nuova è pure la proposta di istituire case di lavoro per i poveri. Questi ed altri progetti insomma, agitati dagli scrittori di economia, dopo aver accompagnato l'azione del sovrano nella troppo breve stagione riformatrice, tornavano ora d'attualità sotto veste repubblicana.
Il senso vero dell'esperienza repubblicana, sul piano del dibattito econo­mico, e, nella misura consentita dalle circostanze, su quello delle scelte poli­tiche concrete, sembra allora essere la ripresa del moto rapidamente spentosi sotto l'urto convergente degli interessi colpiti o anche soltanto minacciati, il latifondo, le corporazioni romane, la burocrazia statale, le aristocrazie municipali; e l'accento posto con più forza sul primato dell'agricoltura, una
19> L'affermazione di Corona, che salutava con entusiasmo la spedizione napoleonica in Egitto, nel n. 13 della II serie del Monitore (13 brumale anno VII) alle pp. 125-126. Il titolo dell'articolo, pubblicato a partire dal n. 11, è Cagioni politiche dell'attuai miseria di Roma. Su Nicola Corona vedi la nota introduttiva di F. VENTURI all'edizione delle sue Riflessioni economiche, politiche e morali sopra il lusso, l'agricoltura, la popolazione, le manifatture e il commercio detto Stato pontificio, in Illuministi italiani, VII, Riformatori delle antiche repubbliche, dei ducati, dello Siato pontificio, delle isole. A cura di Giuseppe Giarrizzo, Gianfranco Torcellan e Franco Venturi, Milano-Napoli, Ricciardi, 1965, pp. 671-683.
2) Sul movimento riformatore vedi tra gli altri FRANCO VENTURI, Elementi e tentativi di riforme nello Stato pontificio del Settecento, in Rivista storica italiana, a. LXXV (1963), pp. 778-817, ed ENZO PISCITELI.!, La riforma di Pio VI e gli scrittori economici romani, Milano. Feltrinelli, 1958.
2H Vedi ad ci. l'articolo a firma Huber in Monitore di Roma, n. 10, 24 marzo 1798, pp. 79-80. L'autore lima in dieci anni il tempo necessario a trasformare l'Agro romano: Romani voi avete il migliore terreno d'Europa. Se i nipoti, o i protetti dei Papi, se i Mercanti di campagna troppo avidi, se la necessità di mantenere un numero infinito di cavalli di lusso, di preti e di c?MJobili vi hanno circondati di deserti, perche" non cercherete voi di far rinascere l'abbondanza? .