Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1789-1799; <> 1789-1799; REPUBB
anno <1984>   pagina <140>
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140 Alessandro M intero
A questi ultimi anche il Monitore aveva rivolto, come s'è visto, la sua attenzione. Ma la brillante redazione del giornale oltre al letterato Lam-predi, il geologo Breislak, l'economista Corona, Francesco Piranesi, primo­genito del celebre incisore e scrittore anch'egli di economia sopravvaluta forse la forza di un ceto borghese ancora largamente minoritario. Leggiamo, è vero, nelle corrispondenze dalle province, di terra, di aratri, di lavoratori stagionali che scarseggiano, ma questo non basta a cancellare l'impressione che nella maggior parte dei casi parli una borghesia ancora legata alle forme tradizionali di investimento e agli impieghi, poco disposta a rischiare nella terra.25) Anche perché, e questo va sottolineato, l'incertezza del momento è grande, e gli eventuali capitali disponibili vengono taglieggiati dall'inflazione e drenati dalle incessanti contribuzioni che i francesi vanno esigendo. Contro le contribuzioni il Monitore non alzerà mai la voce, conscio che la costru­zione della Repubblica richiede sacrifici a quella parte della popolazione che, dopo la partenza dei francesi, sarà la massima beneficiaria del nuovo ordine.26) Tuttavia l'evidente illusione dei redattori conduce ad una polemica costante con il governo.
Alla borghesia professionale che con il permesso dei francesi è al potere medici, avvocati, letterati costituiscono il nerbo della classe dirigente repubblicana gli intellettuali del Monitore rimproverano in sostanza di
25) Sulla borghesia romana del secolo XVIII vedi V.E. GIUNTELLA, Roma nel Sette­cento, Bologna, Cappelli, 1971, pp. 43-44 e pp. 61-64; MARIO CARAVALE e ALBERTO CARACCIOLO, Lo Stato pontificio da Martino V a Pio IX, Torino, Utet. 1978, pp. 476-481. La constatazione che, di fronte alle esortazioni del giornale, Roma, città di consumatori, era rimasta inerte, fu espressa sconsolatamente da Lampredi ad un anno dalla proclamazione della Repubblica: Soffra pure questo popolo la fame, sia pur sempre tormentato dall'inquieta idea d'una sussistenza precaria, venga pure svincolato affatto il commercio da ogni legame, voi non vedrete una famiglia che nell'abolito governo viveva sopra la spedizione di bolle, di benefìzi, e d'indulgenze, o un'altra che coll'eserclzio d'una arte meccanica abbia accumulato qualche capitale che si determini affare acquisto d'un pezzo di terra, e a questo rivolga le sue cure per non dovere se non alla propria industria il suo sostentamento, e per promuovere in tal guisa la prosperità nazionale (Monitore di Roma, n. 44 del 26 piovoso anno VII, p. 373). Le prime disillusioni però datavano da quando, completato l'ordinamento costituzionale, s'era scatenata la corsa agli impieghi; il giornale vi aveva assistito con preoccupazione, al punto che Gagliuffi s'era sentito in dovere di chiudere un articolo dal titolo Repubblicano e Disimpiegato con l'auspicio Il Romano faticherà : subito dopo seguiva l'avviso pubbli­citario dell'operetta di Franklin La maniera di farsi ricco: vedi il Monitore n. 51 del 26 cal-difero anno VI, p. 470.
26) In tutte le Repubbliche lo scontro tra i sostenitori dei nuovi ordinamenti e i partigiani del vecchio regime si giocò sul terreno delle contribuzioni: vedi in proposito le considerazioni di GIOVANNI ASSERETO. La Repubblica ligure. Lotte politiche e problemi finanziari (1797-1799), Torino. Fondazione L. Einaudi, 1975, p. 7. A Roma, dove di fatto esistette soltanto una stampa repubblicana, il Monitore fu il più coerente nel l'accettare t gravami imposti dalla situazione, anche qui testimoniando la sua superiorità nei confronti di quei fogli tipico il caso del Banditore della verità i quali, frutto dell'avventura personale di singoli individui, coprivano con la retorica la mancanza di programmi. Il foglio di Lampredi si dichiarò anzi a favore dell'istituzione dell'imposta geometrica, ossia progres­siva, richiesta da un patriota, tale fncoucci. al Circolo costituzionale (vedi i nn. 20 e 21 della 1 serie).