Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1789-1799; <> 1789-1799; REPUBB
anno <1984>   pagina <141>
immagine non disponibile

// Monitore di Roma
141
scoraggiare i possidenti e di diseducare il popolo attraverso una condotta oscillante. Se al Tribunato, perso dietro i problemi della Guardia Nazionale, il giornale chiede un corpo di leggi che ispirate agli insegnamenti di Mon­tesquieu, Smith, Filangieri assicurino libertà uguaglianza sicurezza proprie­tà,27) ai supremi reggitori dello Stato rinfaccia di contraddire le continue professioni di fede nella libertà economica con un comportamento che sembra ricalcare la politica dei pontefici. Non è tanto l'assistenzialismo della Repub­blica, che promette elemosine in occasione della Pasqua, ciò che provoca le reazioni dei redattori; ma come avrebbe potuto imparare il popolo che la ricchezza nasce dal lavoro se l'Annona di Roma restava in piedi? E gli altri, i ceti produttori, che impressione potevano ricavare da un governo che un giorno diminuiva il prezzo di olio e sapone e qualche giorno dopo lo rialzava perché, avendo esagerato nel ribasso, si erano verificati casi di imbosca­mento? M)
Al contatto con la realtà previsione di un raccolto scarso, inflazione incontrollabile, primi fuochi dell'insorgenza nel Trasimeno il sogno di una economia sciolta da ogni impaccio appariva prematuro, e il governo, preoc­cupato soprattutto dell'approvvigionamento di Roma, tornava in effetti alla sperimentata pratica della regolamentazione. Per tutta la primavera del '98 il principio della libertà economica, pur continuamente invocato, visse un processo di inaridimento al termine del quale si ritrovò a fungere da para­dossale premessa la libertà era appunto ciò che non si poteva per il momento attuare alla legge 21 fiorile anno VI. Con essa i consigli legisla­tivi, aderendo ai timori del Consolato, vietavano l'estrazione dal territorio della Repubblica dei grani, farine, pane, biscotti, granturchi, biade, legumi, vini, acquavite, oli, formaggi, carni fresche, e salate, bestie vaccine, porcine, agnelline, pecorine, caprine, e di ogni altra cosa compresa sotto la denomi­nazione delle così dette grascia ed annona .
Ce n'era abbastanza perché il Monitore rompesse gli indugi. Nello stesso numero in cui compariva la legge citata vedeva la luce l'intervento indiretto ma fermissimo di Lampredi:
La libertà del commercio introdotta da Leopoldo, vera sorgente della ricchezza nazionale Toscana, fece alzare naturalmente il prezzo dei viveri. La stolta plebe se ne lamentava continuamente, e nel 1792 il Governo fu tanto debole che limitotta. 11 cieco popolo soddisfatto diede molti segni della sua stupida allegrezza, e fra gli altri staccò i cavalli dalla carrozza del giovane Principe, che in compagnia di Manfredini tornava a Firenze dal Poggio a Cajano, e strascinogli rapidamente dalla porta al prato fino al Palazzo Pitti. 30)
M Monitore di Roma, n. 12, 31 marzo 1798, p. 101.
28) La notìzia che l'abolizione dei residui vincoli non toccava l'Annona in Monitore, n. 22 del 5 maggio 1798. L'Annona sarebbe stata soppressa soltanto nel 1801, da Pio VII.
?9) il testo completo della legge in Monitore di Roma, n. 26, 30 fiorile anno VI (29 maggio 1798), pp. 217-218. Altre misure restrittive, dopo le oscillazioni delle settimane precedenti, sono annunciate nei nn. 30, 33, 35.
30) Monitore dì Roma, n. 26 cit., p. 216, in nota.