Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1789-1799; <> 1789-1799; REPUBB
anno <1984>   pagina <143>
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Il Monitore di Roma
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nibili, e ricorrendo alla minaccia di sospendere i lavori nel caso le loro richieste non fossero state accolte.3
Di fronte a questo ricatto il Monitore tacque, e dopo un secondo ricatto, la minaccia cioè di non procedere alla semina qualora non fossero caduti i residui vincoli all'esportazione, il suo commento rimase affidato alla vena scettica e disincantata di Pasquino, che ai timori di Marforio rispondeva: Non dubitare, faranno i loro conti meglio e semineranno . *> Eppure le pressioni dei mercanti di campagna non erano passate inosservate. Numerosi tribuni in particolare avevano esplicitamente accusato il Consolato di non mostrare sufficiente fermezza. Il Monitore stesso aveva anzi riportato il di­scorso di uno di essi, Domenico Beni, sottolineando che la pubblicazione era stata richiesta dai nemici del monopolio.37) Di suo però il giornale non aggiunse nulla. La sua voce, pronta ad accusare incettatori e monopolisti quando li scopriva tra le pieghe della regolamentazione, si limitò questa volta a registrare le proteste di quanti li individuavano tra coloro che premevano per una rapida ed integrale abolizione delle restrizioni. Di fatto in questa circostanza il Monitore, difendendo ad oltranza la libertà economica, finì con procedere di conserva all'azione dei mercanti di campagna. Non se ne fece portavoce ma non li condannò; i loro obiettivi furono i suoi.
Così allo spazio concesso al tribuno Beni fece riscontro quello accordato alla lunga memoria che un possidente di Macerata, un certo Giovanni Lauri, rivolgeva al Corpo Legislativo della Repubblica Romana per sollecitare, con dovizia di fisiocratiche argomentazioni, il ripristino della libertà di com­mercio. E il giornale non mancava di concludere che le modifiche alla legge delle estrazioni erano avvenute in virtù, di questa e di molte altre simili memorie . M>
Più che il contrasto che oppone il Monitore al governo comunque significativo e foriero di sviluppi merita qui di essere sottolineata l'alleanza stabilitasi nei fatti tra l'ultraliberista pattuglia dei redattori e le ambizioni dei mercanti di campagna. Allora e in seguito alcuni tra i portavoce più preparati e moderni di questo ceto in ascesa il Colizi Miselli, lo stesso Nicola Corona scrissero sul Monitore, tuttavia affermare che esso assunse la difesa degli interessi del gruppo sarebbe inesatto. Si deve piuttosto parlare di convergenza degli obiettivi tattici. Dal quadro teorico entro cui si muove vano i redattori erano indotti a guardare con favore l'azione di un nucleo di imprenditori intenzionati a sfruttare l'occasione per accrescere il proprio potere economico e tradurlo sul piano sociale e politico, se ciò significava la fine di ogni vestigia del passato. L'essere quello dei mercanti di campagna
35) Ivi, pp. 202-203.
36) Monitore di Roma, n. 44, 3 caldifero anno VI (22 luglio 1798), p. 398.
37) Monitore di Roma, n, 34, 28 pratile anno VI (16 giugno 1798), pp. 287-288. Beni accusava i mercanti di calpestare il diritto della collettività ai frutti della terra. Cinque numeri dopo il giornale riportava la notizia della concessione della deroga, ufficialmente richiesta dal console francese ad Ancona.
38) Monitore di Roma, n. 40, 19 messifero anno VI (7 luglio 1798), pp. 346-348. E interessante notare come anche questo possidente si richiami esplicitamente ai successi della legislazione antivincolistica leopoldina per sostenere la propria richiesta.