Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ROMA 1789-1799; <
> 1789-1799; REPUBB
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1984
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Alessandro Miniero
difficile, il 22 giugno 1798 venne definitivamente chiuso. 43> Poche settimane dopo il Monitore, assicuratosi l'appoggio del Tribunato per sfidare ima recente ordinanza istitutiva della censura, apriva le ostilità contro // Compilatore Romano, un nuovo foglio nato all'ombra del Consolato. La polemica era incentrata sulla libertà di opinione e di espressione: nessuna critica alle autorità, sosteneva Lampredi, poteva giustificare il radicale provvedimento adottato contro il Circolo costituzionale. Con quest'atto il governo non soltanto veniva meno al suo dovere di favorire in ogni modo l'istruzione, ma induceva a pensare che le accuse avessero un fondamento. Se in esse le autorità avevano ravvisato intenzioni calunniose perché non aveva reagito pubblicamente, e giuridicamente contro di loro, ma si sono cercate le tenebre, e la sorpresa per prendere qualche vendetta particolare? Per Dio! bisogna concludere che dicevano la verità. E se così, bisognava concludere ancora che chi ha estorta la legge degli 11 messii ha piuttosto avuta in mira la conservazione dei propri pubblici difetti, che il pericolo della Repubblica . 4*>
43) Sulla vicenda del Circolo costituzionale vedi DELIO CANTIMORI, Vincenzio Russo* il Circolo costituzionale di Roma nel 1798 e la questione della tolleranza, in Annali della R. Scuola normale superiore di Pisa, Lettere, Serie 11 (1942), pp. 179-200. Fin dalla nascita il Circolo non aveva risparmiato le critiche al fasto dei magistrati, accusati di insensibilità di fronte ai bisogni popolari, e già all'inizio di maggio il Monitore aveva offerto ospitalità a Vincenzio Russo moderatore del Circolo per consentirgli di ribattere le accuse del ministro di polizia Pierelli <n. 21, 2 maggio 1798, p. 178). Russo aveva mostrato di intendere come la vicenda romana si inquadrava nella più generale ostilità direttoriale verso le società patriottiche. Continuando le critiche dei patrioti, le autorità si risolsero infine per la soppressione, avvenuta il 4 messifero anno VI, il 22 giugno 1798 cioè (il Circolo era nato verso la metà dell'aprile precedente), per ordine del Consolato su rapporto del ministro della polizia: l'accusa questa volta era quella di aver svolto propaganda di ateismo, e qualche settimana più tardi, proprio nel tentativo di dimostrare la falsità dell'accusa, Lampredi avrebbe illustrato la religione ideale (vedi: nn. 46 e sgg.). L'ordine consolare fu poi definitivamente confermato sei giorni dopo da una legge a firma Saint-Cyr, la Legge sulla soppressione dei club , che proibiva per un anno ogni società di istruzione. Allo spirare del termine l'eventuale costituzione di nuovi circoli sarebbe stata autorizzata con una legge apposita.
44) Monitore di Roma, n. 42, 26 messifero anno VI (14 luglio 1798), p. 368. Il Monitore, e Lampredi in particolare secondo la testimonianza del VALENTTNELU, Memorie storiche cit., p. 225, il giornalista sarebbe stato tra i fondatori del Club dei Veterani segui con viva partecipazione le vicende dei circoli che si succedettero a Roma. Così nel n. 6 diede notizia dell'espulsione dal Club degli Emuli di Bruto di Enrico Michele L'Aurora, quindi, a partire dal n. 19, iniziò a pubblicare i resoconti delle sedute del Circolo costituzionale , la cui nascita aveva salutato con entusiasmo. Benché giudicasse opportuno sottolineare i limiti dell'attività dei club, che non dovevano confondersi con gli organi costituzionali, e benché ne temesse la trasformazione in sette (vedi in particolare i nn. 2 e 3 del Monitore) al punto di consigliare che alle adunanze prendesse sempre parte un membro del governo, Lampredi stimava insostituibile l'opera di illuminazione condotta dai patrioti. Questo motivo, unito alla crescente ostilità nei confronti delle autorità, palesemente incapaci o corrotte, lo spinse ad assumere la difesa del Circolo, pur dopo qualche esitazione dovuta al fatto che il ministro di polizia aveva appena emanato un'ordinanza che istituiva la censura preventiva; una volta che il Tribunato ne chiese la revoca Lampredi, sentendosi appoggiato, ruppe gli indugi, mentre dall'altra parte il Consolato, di fronte all'accordo esistente tra il giornale e la camera bassa, non trovò di meglio che rispondere con un nuovo periodico.