Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ROMA 1789-1799; <
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1984
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Il Monitore di Roma
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di Lampredi, il quale fidava forse troppo su una costituzione civile del clero che si diceva in preparazione in quell'estate del '98, il disegno del nuovo culto era comunque destinato al più a trovare consensi presso una élite colta. Lo sforzo di educare il pubblico mostra nella sua concreta attuazione di essere rivolto a formare una classe dirigente, quella stessa che le università dello Stato ecclesiastico non hanno saputo preparare. Per le necessità e le aspirazioni del popolo insomma non c'è posto: l'istruzione deve servire a scacciare i fantasmi della superstizione e a inculcargli l'amore per il lavoro. Essa insegnerà ai poveri a divenir possidenti, industriosi, e forse un giorno ricchi ; so solo allora entreranno a pieno titolo nelle strutture della Repubblica: a Roma, come ovunque nell'Europa occupata dai francesi, la carta fondamentale prevede il suffragio ristretto sulla base di un sistema elettorale di doppio grado. 57) E d'altra parte il popolo di Roma, secondo Lampredi, ha proclamato i propri diritti e i propri doveri alla presenza di Dio, come un bambino nato di fresco proclama le promesse battesimali, o se il paragone sembra troppo forte, come un giovanetto, o una ragazza di 16 anni procla-
con la religione tradizionale è vivissima in Lampredi (vedi il dialogo col Giornale ecclesiastico nei nn. 9 e 18 della I serie), mi sembra però altrettanto evidente che sotto la scorza evangelica di questi articoli si agiti una realtà più complessa di quella liquidata un po' sommariamente da CANTIMORT. Agli elementi di derivazione giansenistica povertà della Chiesa, austerità di costumi, avversione all'accentramento dei poteri si sovrappone una teologia essenzialmente deistica. un pantheon dove Socrate ed Epicuro siederanno accanto al dio cristiano, rousseauviani custodi tutti del patto sociale {Monitore di Roma, n. 52. pp. 471-472; n. 55, pp. 507-508; n. 56. pp. 515-516). Più evidenti caratteri di derivazione giansenistica semmai sono ravvisabili nelle aspettative che circondano la figura del nuovo prete, un cittadino che avrà certe particolari incombenze a lui confidate da uno o più cittadini, i quali con una spontanea contribuzione penseranno a rindennizzarlo del tempo che egli consumerà (n. 48, p. 431). Da questo cittadino sarebbe venuta la predicazione della tolleranza, della pura morale, dell'impegno operoso. Già qualche tempo prima Lampredi aveva proposto al ministro dell'interno Toriglioni che si facesse con i parroci romani come Leopoldo fece in Toscana, cioè mandargli a una scuola Repubblicana e rigenerarli alla buona Morale e all'utile cultura degli spiriti (Monitore di Roma. n. 16, 14 aprile 1798, p. 134. con commento del SALA in Diario romano cit., I, p. 144). Al giornalista era insomma presente il ricordo del Sinodo di Pistoia e dell'impegno civile dei parroci, che già la propaganda agronomica romana aveva sottolineato. Sui parroci come diffusori di conoscenze agronomiche vedi RICUPERATI. Giornali e società... cit., pp. 259-262; per i riflessi nell'ambiente romano VENTURI, Elementi e tentativi di riforme. cit., p. 799
5 Così l'anonimo estensore del piano di coltivazione di cui alla nota n. 23.
57) Per l'ordinamento elettorale della Repubblica vedi il titolo II della Costituzione. Stato politico dei cittadini, il titolo ili, Comizi, il titolo IV Assemblee elettorali, in Assemblee della Repubblica Romana cit., pp. 9-12. Esso non fu mai sperimentato perché i francesi si preoccuparono di far inserire nella Costituzione elaborata dagli onnipotenti commissari Daunou, Florent, Monge e Faypoult un articolo, il 368, che autorizzava il comandante in capo a nominare persone di sua scelta a tutte le cariche dello Stato; l'art. 369 poi conferiva al comandante la potestà legislativa sotto l'aspetto dell'iniziativa diretta oppure del sindacato sulla produzione delle assemblee. I limiti di autonomia della Repubblica sono dunque sufficientemente chiari. Sulla Costituzione vedi CARLO GHISALBERTI, Le costituzioni giacobine (1796-1799), Milano, Giuffrè, 1957, e V. E. GIUNTELLA nella Premessa ad Assemblee delia Repubblica Romana cit., pp. LV-LXTL,