Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ROMA 1789-1799; <
> 1789-1799; REPUBB
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// Monitore di Roma
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Comunque siano andate le cose l'uscita di scena di Vincenzio Russo coincide simbolicamente con la fine di un ciclo. Poche settimane dopo infatti ic speranze suscitate dalla crisi di settembre cadevano sotto i colpi dell'invasione napoletana che, aggravando la già difficile situazione alimentare del paese, gettava Roma nella fame. Benché restaurata rapidamente, la Repubblica da questo momento avrebbe imparato a convivere con l'insorgenza, divenuta endemica, mentre gli obiettivi del consolidamento dello Stato e del graduale sviluppo economico si rivelavano sempre più illusori. La ripresa della guerra accentuò la soffocante tutela francese, come stava a testimoniare il brusco invito rivolto dai commissari ai consoli dopo la riconquista di Roma: la città era certo felice di riaccogliere i supremi reggitori, questi però restassero pure a Perugia, dove si erano rifugiati, che i commissari avrebbero provveduto a stabilire la data del rientro. Nessun cambiamento produsse poi la nomina di uno degli onnipotenti rappresentanti del Direttorio, Bertolio, ad ambasciatore. Il Monitore poteva ben esibire agli Aristocrati, i Preti, i Frati, gli Emissari dei Despoti quest'atto come il segno l'ennesimo di una svolta: a tutta l'Europa la Francia dichiarava ora l'indipendenza della nostra Repubblica . ** In realtà fin dal febbraio '99 Bertolio non esitò a proporre al Direttorio una soluzione autoritaria per sanare la crisi politica dello Stato romano, la cui paralisi faceva temere il sopravvento degli elementi più radicali; soluzione che verrà puntualmente attuata qualche mese più tardi, allorché gli insorgenti avranno fatto la terra bruciata intorno a Roma. E se per il momento le autorità della Repubblica restavano al loro posto, rimaneva altresì in vigore l'art. 369 della Costituzione, che attribuiva al generale francese comandante in capo la partecipazione a pieno titolo al potere legislativo.
Come riflesso di un dibattito politico ormai ridotto a poco più che vuota polemica tra gli organi costituzionali, anche la voce del Monitore si affievolì. Privo degli uomini che in un senso o nell'altro ne avevano caratterizzato la
condanna dell'insorgenza esso si segnala per il tentativo di scalzare il foglio di Lampredi dalla posizione di favore di cui gode. L'artìcolo col quale si denuncia l'allontanamento di Russo, Osservazione isterica sul Monitore di Roma, anonimo, nel n. 1, p. 4 e n. 3, p. 11. Giova ricordare che il Monitore diventò foglio nazionale col n. 9, e Russo continuò a scrivervi fino al n. 13. La replica di Lampredi in Monitore n. 40 del 13 piovoso anno VII (1 febbraio 1799), pp. 345-346: è poi da vedere sul n. 43, a p. 372, un biglietto da lui indirizzato a Russo, in quel momento a Napoli, perché intervenisse a chiarire definitivamente la vicenda. Se risposta ci fu, peraltro, essa non apparve mai sul giornale. Dopo questo scontro i due fogli si ignorarono. Per un breve profilo de L'Osservatore infine vedi TAUTIL, La presse... cit., p. 529.
*7) Sulle circostanze dell'invasione vedi CRETONI, Roma giacobina cit, pp. 275-339.
Il decreto di nomina ed il commento redazionale in Monitore n. 29 del 9 nevoso anno VII (29 dicembre 1798), pp. 250-251. Le ostilità avevano ritardato la comunicazione della nomina, perfezionata V8 glaciale anno VII (28 novembre 1798). Il Monitore era rimasto sospeso dal 3 al 26 glaciale dell'anno VII: la ripresa delle pubblicazioni, avvenuta col n. 20, fu contraddistinta da periodicità irregolare fino al n. 32.
*> Vedi V.E. GJUNTELIA. La politica italiana del Direttorio nel 1799 e la missione a Roma dell'ambasciatore Bertolio, in Rassegna storica del Risorgimento, a. XXXIX (1952), pp. 18-29.