Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1789-1799; <> 1789-1799; REPUBB
anno <1984>   pagina <156>
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Alessandro Mìnìero
linea, il giornale si impegnò nella difesa dell'esecutivo contro il Tribunato colpevoli erano non i consoli, ma le autorità subordinate narrò le gesta dei bravi francesi penetrati in territorio napoletano, e rinunciò in buona sostanza ad ogni disegno proprio mentre da parte democratica si accentua­vano le critiche all'inettitudine dei pubblici poteri. L'unico interesse che offrono questi primi numeri del 1799 sta nella cronaca degli attruppamenti intorno ai forni, nella notizia che i romani tagliano gli alberi per difendersi daH freddo.7'')
Spinta dalla necessità di alleviare in qualche modo le sofferenze della popolazione, la liberistica classe dirigente si convertì a malincuore alla rego­lamentazione più stretta, istituendo la tessera per l'acquisto del pane nei ventisei forni baloccanti della città; e a poco a poco lo spettacolo della fame arrivò ad incidere sull'originaria posizione del Monitore. Ne fa fede quest'articolo anonimo, comparso nel n. 43 dell'I 1 febbraio 1799:
Bisogna togliere dalle radici il mercimonio che fanno i Bagarini in piazza Navona, ed in tutta Roma, ch'è il fonte perenne da cui scaturisce la miseria popolare. Le carni, l'olio, i salati, i latticini, i frutti, gli erbaggi, e tutti gli altri generi di commestibili costano mercè questa manovra quattro volte di più del loro valore, che si aumenta ogni giorno smodera­tamente. Essi benché nascano nel nostro territorio, hanno la stessa sorte dei generi di lusso recati a noi dagli stranieri, peneri, che crescono di prezzo secondo il cambio, la moda, il pericolo dei trasporti ecc. ecc. Un povero capo di casa, che voglia solamente lusingare la sua fame, e quella degl'individui di sua famiglia, è costretto a spendere quattro volte di più, che non gli occorrerebbe per empire il ventre a sazietà, se nelle attuali circostanze la libertà di vendere a quel prezzo, che uno vuole non avesse introdotto un reo abuso...
Tutto è incetto. TI libero commercio per questa parte per ora non è adattabile a noi. Esso è la causa di una gran parte di questi mali. Il maggior numero dei venditori, che in rapporto alla popolazione si riduce a poch'individui, è composto di Monopolisti, ossia Bagarini.?1)
Già nel novembre precedente, per la verità, il Monitore si era detto favorevole al calmiere con cui il governo aveva tentato di porre riparo alle speculazioni, senza peraltro riuscire, come l'articolo rivela. Ora però, a parte !a constatazione che non era tempo per celebrare i fasti del liberismo, il giornale non sapeva andare oltre la condanna moralistica dei banchieri e monopolisti di Roma, pallida eco, questa, delle proteste popolari contro gli incettatori; la sua posizione gli impediva di vedere che di quei monopo­
li Monitore di Roma. n. 34, 23 nevoso anno VII, p. 292.
70 Monitore di Roma, n. 43, 23 piovoso anno VII (11 febbraio 1799), pp. 371-372. Testimoniano della correzione di rotta del giornale il favore al calmiere del novembre prece­dente ed inoltre la critica, espressa in un dialogo tra Pasquino e Marforio, alla liberalizzazione del prezzo delle suole, che avrebbe causato rialzi nel prezzo delle scarpe proprio mentre si approssimava l'inverno (Monitore di Roma, n. 15 del 19 brumale anno VII). Contro gli speculatori il giornale pubblicava poi un Apologo, opera di uno sconosciuto lettore, in cui i banchieri, e i monopolisti di Roma , quali lupi famelici, approfittano dell'assenza dei guardiani (le truppe francesi impegnate nella campagna contro Napoli) per far mancare 1 bravi cittadini... della necessaria sussistenza: dove si vede che l'impotenza del governo romano, di cui il Monitore era ormai il portavoce, veniva data per scontata dal lettore.