Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ROMA 1789-1799; <
> 1789-1799; REPUBB
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listi il governo, privo di risorse e costretto a comprare all'estero il grano per sfamare i romani, era poco più che un ostaggio. **>
All'evidente impasse del Monitore pose termine il ritorno di Lampredi, avvenuto col n. 39 del 9 piovoso anno VII (28 gennaio 1799), dopo che, nel numero precedente, lo stampatore Poggioli lo aveva esortato a riprendere la penna per combattere i ladri, più pericolosi dei preti. Il giornalista era in effetti cessato dalla carica di commissario dipartimentale già da qualche tempo: un articolo del Monitore stesso, nel n. 36, ce lo rivela membro di una commissione istituita dal governo per vagliare la posizione dei funzionari e degli impiegati rimasti a Roma durante l'occupazione napoletana. Perché fosse rientrato a Roma, quale comportamento tenesse in seno alla commissione, se ne uscisse al momento di riassumere il suo posto nella redazione, sono tutti interrogativi per i quali non c'è risposta. Appena tornato al giornale si dedicò a controbattere le accuse dell'Osservatore, pubblicate proprio in quei giorni, avanzando l'ipotesi che ne fossero autori uomini legati al vecchio Consolato; fornì comunque un quadro delle vicissitudini del Monitore e una rassegna degli uomini che vi avevano collaborato, tacendo significativamente il nome di Russo, e si preoccupò poi di difendere il proprio operato in qualità di commissario nel dipartimento del Tronto, oggetto anch'esso di critiche. **>
11 provvedimento che istituiva la tessera porta la data del 14 ventoso anno VII (5 gennaio 1799). Pochi giorni prima il governo aveva dovuto ricorrere al credito di cui godevano i più grossi banchieri, somministrando loro non piccola scorta in cambiali , affinché provvedessero prontamente al bisogno di Roma acquistando grano all'estero: Monitore, n. 28, 8 nevoso anno VII {28 dicembre), p. 243. Il colpo di grazia alle già esauste riserve alimentari della città era venuto dall'invasione napoletana. Le truppe di Ferdinando infatti, accolte con entusiasmo dai romani affamati, avevano esaurito le scorte. Sull'istituzione della tessera vedi DE FELICE, La politica agraria... cit., pp. 164 e sgg., il quale sottolinea come il pur moderato miglioramento della situazione degli approvvigionamenti nella primavera successiva valse a riportare in superfìcie il liberismo di fondo della classe dirigente, con la conseguente caduta della regolamentazione. Prima ancora del tesseramento però la gravità della situazione aveva spinto le autorità romane ad adottare il calmiere generale sui commestibili, fissato ogni dieci giorni a partire dal 20 brumale anno VII (10 novembre 1798). Il Monitore commentò favorevolmente questo provvedimento (vedi il n. 17 del 26 brumale, alle pp, 161-162), augurandosi che il governo mostrasse energia nei confronti dei venditori. Purtroppo in assenza di controlli accurati Roma conobbe il fenomeno dell'imboscamento e della borsa nera. Il peggioramento delle condizioni di vita delle classi popolari spinse gli ambienti democratici a proporre misure terroristiche contro aggiotatori e incettatori, tra le quali l'istituzione di un tribunale rivoluzionario (DB FELICE, op. cit., p. 168, in nota). Anche il Monitore mostrò segni di irrigidimento: il n. 36 del 29 nevoso anno VII riporta un articolo ripreso dalla Gazzetta nazionale della Liguria del 16 nevoso, in cui un anonimo giornalista contesta la tesi che la povertà sia prossima al vizio: se così è infatti si tratta di un vizio del governo , che non ba saputo dare lavoro a tutti.
B) L'Osservatore, n. 1, 9 piovoso anno VII (28 gennaio 1799), p. 4. Nel n. 2, a p. 7, il giornale riportava un messaggio che il Senato aveva inviato al Consolato affinché richiamasse i commissari dipartimentali, fonte di ostilità nei confronti del potere centrale. In particolare il commissario per il Tronto, cioè Lampredi, veniva accusato di aver destituito senza processo molte autorità dipartimentali. Sulla vicenda purtroppo non esistono altre testimonianze. L'istituzione dei commissari aveva suscitato le critiche dei corpi legislativi innanzi tutto perché vi leggevano un aumento del potere del Consolato; proprio su questo punto il Monitore scese più volte in difesa dell'esecutivo.