Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ROMA 1789-1799; <
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1984
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vincere il popolo della stabilità della Repubblica dovrebbero bastare le solenni promesse della Grande Nazione, e gli ultimi gloriosi sforzi di pochi ma invitti suoi soldati , ben più arduo appariva persuaderlo della bontà dei suoi rappresentanti . Questa persuasione infatti deve nascere dalla retta ed onesta amministrazione delle pubbliche entrate . 75>
Ora, se i Beni Nazionali fossero stati amministrati a dovere in ogni dipartimento vi sarebbe stato bisogno negli scorsi mesi di mandare dei commissari del governo per obbligare alcune famiglie all'imprestito forzoso di 30 mila piastre, molte altre, la di cui entrata è superiore ai 300 scudi, a sacrificare la terza parte per la Repubblica, e tutte a pagare il due per cento di contribuzioni sopra i loro fondi? .76> La Repubblica insomma, dopo tante promesse, si era alienata le simpatie di quanti naturalmente si sarebbero dovuti schierare al suo fianco. Ma il peggio doveva ancora venire:
È vero che il popolo de' contadini, degli artigiani ecc. non risente direttamente questi pesi, ma l'udir continue lagnanze di chi ha qualche palmo di terreno, o qualche industria, il vedere tanti uomini poco fa oscuri risplendere per rapide fortune accende una Gamma nei dipartimenti, che alimentata dal soffio maligno dei preti, e d'ogni altro nemico del Governo va producendo qua e là degl'incendi, che la rendono sempre più deserta e desolata. Si attribuiscono comunemente ai soli preti, e alla sola superstizione dei popoli le sommosse, che ci vanno intorno continuamente infestando. Non nego che queste sieno cause, ma nego che sieno le primarie. Chi turba infatti il contadino, e l'artigiano nelle originarie pratiche della sua religione? È vero che qualche cosa si dice per diminuire la superstizione, ma in sostanza nulla si fa per non irritare il fanatismo. Distinguiamo dunque le cause secondarie dalle primarie dei nostri mali, e persuadiamoci che queste derivano dall'erronea, e fraudolenta amministrazione dei beni nazionali che o non si conoscono, o si dilapidano, o si trascurano. 77)
Qui dunque per la prima volta l'insorgenza non veniva liquidata con giudizi sommari. L'ampiezza raggiunta dal fenomeno dopo l'invasione napoletana impediva che si continuasse a parlare degli insorgenti come di pochi briganti fanatici. Stavolta non erano nemmeno le angherie della soldataglia sotto accusa, era bensì la politica stessa della Repubblica ad essere chiamata in giudizio, e chiare apparivano le responsabilità dei supremi reggitori, disinformati oppure impotenti. Le popolazioni dei dipartimenti dall'operato delle amministrazioni locali non avevano sicuramente tratto l'impressione che in seguito alla proclamazione della Repubblica fosse avvenuto un grande mutamento politico. Anche sul piano dei rapporti tra capitale e province la Repubblica scontava e il Monitore già l'aveva riconosciuto la pochezza dell'apparato amministrativo del precedente governo. 78> Nell'impossibilità di
75) Monitore di Roma, n. 44, 26 piovoso anno VII (14 febbraio 1799), p. 373.
76) Monitore di Roma, n. 48, 9 ventoso anno VII (27 febbraio 1799), pp. 405-406.
77) ìbidem.
78) Vedi ad esempio il n. 36 della prima serie, dove un redattore risponde ad una lettera da Macerata che lamentava l'oscurità della legge sul prestito forzoso: non la legge è oscura, incapaci piuttosto sono quanti in sede locale hanno il compito di darvi attuazione. Quasi ogni numero del giornale riporta lettere dai dipartimenti che segnalano disordini