Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1789-1799; <> 1789-1799; REPUBB
anno <1984>   pagina <160>
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Alessandro Miniero
reperire impiegati esperti in quantità sufficiente a riempire gli organici delle nuove amnùnistrazioni, essa si era servita di chi aveva trovato sul posto, col risultato di affidare la gestione della cosa pubblica ad elementi tiepidi o segretamente ostili, e di favorire così le oligarchie cittadine. Le tristissime condizioni economiche avevano poi contribuito a morti­ficare i funzionari fedeli, spesso costretti ad attendere per mesi do sti­pendio.79) Su tutto, infine, le vicende della vendita dei Beni Nazionali, av­venuta sotto l'assillo del realizzo immediato: non radicali trasformazioni sociali, anzi nemmeno un po' di respiro per l'erario, piuttosto casi di corru­zione che avevano finito col disgustare chi pure aveva guardato con favore gli esordi della Repubblica.
Al quadro così impietosamente tratteggiato mancava però ancora un dettaglio essenziale, la spiegazione ultima dei mali: che ruolo avevano avuto i francesi nel marasma aniministrativo-finanziario denunciato da Lampredi? Sarà forse utile rispondere con le parole di un rapporto sui disordini della pubblica aniniinistrazione che proprio nei medesimi giorni veniva letto al Senato: di fornitori [si allude alle compagnie incaricate del sostentamento delle armate] impiegati in questo approvvigionamento si sono autorizzati a trarre dai cittadini delle comuni della Repubblica le loro derrate spendendo una protezione, che il governo non poteva mai ad essi accordare. Il prezzo di queste derrate spesso è stato stabilito dal capriccio e soddisfatto con la carta monetata, nel momento della sua maggiore decadenza. Questa riunione di monopolio e di aggiotaggio ha posto sotto i loro piedi una messe immensa che in breve ha innalzata la loro fortuna ad una grandezza ributtevole... Da qui è derivato lo svuotamento delle casse pubbliche, l'impotenza dei cittadini, lo scoraggiamento delle municipalità e le frequenti dimissioni, con le quali affollano il governo.*
nell'amministrazione, occupazione di cariche da parte di noti seguaci del passato governo, persecuzione di patrioti; ma dietro alcune denunce non è difficile intravedere antichi rancori personali che danno allo scontro tra vecchio e nuovo il colore della faida locale e provocano le proteste dei redattori.
79) Monitore di Roma, n. 59 della prima serie, dove una corrispondenza da Spoleto denuncia che gli impiegati non ricevono lo stipendio da quattro mesi, e che i preti hanno buon gioco nel paragonare la Repubblica al vecchio regime: il popolo è popolo d'uomini, che non vuol sentire belle massime a corpo digiuno . Sul ritardo dei pagamenti vedi ancora il n. 5 e il n. 54, l'ultimo, della seconda serie, dove a p. 456 il segretario generale del dipartimento del Trasimeno, lamentando che gli impiegati non vengono pagati da tre mesi, conclude: Roma dorme, e si pasce di parole . La nota comune a queste proteste è il confronto sconsolato con la pratica del governo pontifìcio.
80) Vedi il rapporto, datato 1 gerraile anno VII, in DE FELICE, La politica agraria cit. pp. 183-184. Contro le compagnie di fornitori, come si ricorderà, avrebbe voluto parlare Pasquino nelle note Litanie. Quella delle compagnie fu in effetti la piaga forse maggiore della martoriata Repubblica; alle loro incredibili speculazioni, concludeva il rapporto, è d'uopo attribuire la maggior parte delle insurrezioni, che devastano la Repubblica; questo è il fuoco che arde e disfà i nostri dipartimenti... . Se si considera che, alle speculazioni sui rifornimenti alimentari, esse aggiungevano quelle sulla compravendita dei Beni Nazionali ricevuti in pagamento dei servigi, si ha un'idea dell'immenso potere economico raggiunto da un esiguo numero di individui. Vedi In proposito DE FELICE, op. cit., pp. 182 e sgg. e Io., La vendita dei Beni Nazionali cit., pp. 96-98.