Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1789-1799; <> 1789-1799; REPUBB
anno <1984>   pagina <161>
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Il Monitore di Roma
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Che le compagnie fossero miste, ossia italo-francesi, non è considera­tone atta a spostare i termini del problema. Semmai, l'osservazione che di esse facessero parte personaggi come Giovanni Torlonia, Pamphilo Di Pietro, Giuseppe Cruciani, cioè i maggiori banchieri e mercanti di campagna, con­ferma come l'appoggio dato da questi gruppi alla Repubblica fosse all'insegna della frenesia speculativa, in linea, appunto, col carattere di sfruttamento incondizionato conferito dai francesi alla loro calata su Roma. Merce di scambio al tavolo delle trattative di pace, la Repubblica romana doveva servire frattanto a soddisfare le insaziabili necessità della Grande Nazione e dei suoi generali.81* Funzionale a questo obiettivo divenne pertanto l'im­piego di quanti disponevano di capitali e di iniziativa imprenditoriale. Gli speculatori, gli incettatori, i monopolisti , non erano, come scrivevano Mari e Bianchini, mostri assetati del sangue dei concittadini, non erano, come amaramente lamentava Lampredi, il frutto avvelenato dell'egoismo regnante sotto il pontefice; erano bensì il corollario inevitabile dei tipo di regime che i francesi avevano voluto. E dunque le considerazioni del giornalista si fer­mavano sulla soglia della verità. Mancando l'analisi di come i. liberatori ave­vano saccheggiato la Repubblica, di come ne avevano mortificato le autorità che essi stessi avevano chiamato al potere, ogni spiegazione si rivelava insuf­ficiente. . . i li . ii i ì li
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Lampredi tornò così ad attaccare la politica annonaria del governo, lo Stato fornaio: se le autorità intendevano fornire il pane ai cittadini perché non si doveva fare altrettanto con altri generi, per esempio con le scarpe? E se questa idea appariva assurda, non era forse altrettanto assurdo dissan­guare lo Stato per nutrire i cittadini di Roma?82*
L'insistenza, pur argomentata, su questi temi, rivela in effetti un impo­verimento ideale. La stessa volontà di illustrare i grandi princìpi della Rivo­luzione appare ora sbiadita. Il Monitore anzi sotto l'impressione della guerra contro gli eserciti della seconda coalizione passa a vantare quasi più. soltanto la potenza militare francese; libertà ed eguaglianza passano in secondo piano, ciò che si può offrire ad avversari ed amici è l'orgogliosa rassegna dei gene­rali e delle armate della Grande Nazione. E che altro avrebbero potuto vantare i redattori, se, al momento di rinnovare un terzo del Tribunato secondo il dettato costituzionale, il generale Macdonald sospendeva la convo­cazione dei comizi elettorali e autorizzava unicamente il sorteggio degli uscenti, lasciando poi al suo successore Garnier il compito di nominare personalmente i nuovi membri dell'assemblea? > Certo i francesi avevano
ij Sui veri motivi della spedizione contro Roma vedi innanzi tutto DUFOURCQ, Le regime jacobin... cit., pp. 120 e sgg.
2> Monitore di Roma, n. 52, 23 ventoso anno VII (13 marzo 1799), pp. 437-438. L'articolo proseguiva nei numeri successivi, in uno dei quali Lampredi, prima di affrontare il calcolo delle perdite causate all'erario dal prezzo politico del pane, dichiarava: Non vi è altra ragione perché un Governo amministri la pubblica annona se non la detestami perfidia di arricchire i particolari a spese del popolo , n. 53, 26 ventoso anno VII, p. 445.
<9 La Costituzione prevedeva all'art. 50 che il Senato ai rinnovasse ogni due armi per un quarto ed il Tribunato per un terzo. I comizi elettorali si riunivano di diritto il 1 germile di ogni anno in tutti i cantoni della Repubblica per eleggere gli elettori di secondo