Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1789-1799; <> 1789-1799; REPUBB
anno <1984>   pagina <164>
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Alessandro Miniero
agiografico che annegava le differenze di programmi e di partiti. Le miopi, egoistiche scelte attuate a Parigi dopo Termidoro avevano condotto le repub­bliche italiane alla rovina, e nessun timore di riaprire piaghe non ancora cicatrizzate e polemiche non ancora sopite , M> nessun ambasciatore Bertolio poteva più impedire di parlare, ora che gli insorgenti erano alle porte di Roma. Il richiamo al Terrore come prassi dei giorni difficili appare, ed è, anacronistico e velleitario, anche se per qualche verso sembra accomunare gli uomini del Monitore ai patrioti che, a partire dal giugno 1799, andavano presentando petizioni al Corpo legislativo francese per invocare una politica diversa. Ma non è tutto. Un paio di settimane dopo, un altro attacco agli imbecilli se non traditori chiamati moderati si chiudeva con queste parole: Se i patriotti fra voi esistessero il creditore dello stato, la languente fami­glia, che muore dalla fame per aver accreditato le sue sostanze alla Repub­blica sarebbe soddisfatta con quei beni, che la sola colpevole connivenza anti­repubblicana lascia ancora in potere del monachismo, e del pretismo . >
Qui veramente veniva messo a fuoco il problema centrale di queste prime esperienze repubblicane: la mancanza di una politica autenticamente popo­lare capace di legare le masse ai nuovi ordinamenti e di impegnante quindi nella difesa dello Stato. Il ragguardevole potenziale rivoluzionario che esisteva nella penisola all'arrivo dei francesi, e che questi avevano impedito di utiliz­zare, nell'estate del '99 era stato sfruttato dai capimassa. Il popolo era stato spinto sotto le insegne della Santa Fede da motivazioni di classe non meno che dai confusi appelli alla fedeltà e all'onore. Il Monitore mostrava di averlo intravisto allorché, proprio nell'ultimo numero, commentando l'ingresso degli insorgenti abruzzesi a Rieti, terminava con questa considerazione: Del resto, è certo che la maggior parte dei Cittadini deportati all'Aquila non sono affatto di genio Repubblicano, ma sono le persone più facoltose del paese, e tanto basta perché i briganti li credano patriotti, o giacobini.90 Sì, tanto era bastato: nel momento in cui il popolo aveva identificato i sostenitori del nuovo ordine con i signori, borghesi o aristocratici che fossero, la sorte delle repubbliche era rimasta affidata unicamente alla forza militare dei francesi, e, una volta venuta meno questa, non c'era stato più niente da fare. Al Monitore restava la magra consolazione di questa tardiva lucidità.
Che senso attribuire a tali sortite? A mio avviso la spiegazione della vampata terroristica è già tutta nell'eccezionalità delle circostanze in cui essa apparve. L'imminenza del crollo detta al Monitore proposte dalla punizione dei traditori alla distribuzione dei Beni Nazionali che gli ambienti demo­cratici avevano agitato già nell'inverno precedente; e certo sorprende non poco l'auspicio della ghigliottina da parte di un foglio dove il nome dei
S8) DE FELICE, Istruzione pubblica e rivoluzione... cit., p. 1149.
89> Monitore di Roma, a. 25, 28 fruttifero anno VII (14 settembre 1799), p. 196. Anche quest'articolo è anonimo.
5Q> Monitore di Roma, n. 26, 2 giorno complementario anno VII (18 settembre 1799), p. 205. Dodici giorni dopo l'uscita di questo numero, l'ultimo, cadeva la Repubblica. Lampredi fu tra i patrioti che si imbarcarono a Civitavecchia e ripararono in Francia. Su di essi vedi V. E. GiuNTELLA, Gli esuli romani in Francia alla vigilia del 18 brumaio, in Archivio della Società romana di storia patria, a. LXXVI (1953), S. Ili, v. 7, pp. 225-239.