Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1789-1799; <> 1789-1799; REPUBB
anno <1984>   pagina <165>
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Il Monitore di Roma
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giacobini era stato fatto, per dirla con il Cantimori, solo ad deterrendum .91> Ma ciò appunto nient'altro dimostra se non l'estrema volontà di arginare in qualche modo gli eventi; una volontà che con l'agire politico non ha più. nulla in comune, ove si consideri che la legge con cui il governo assegnava ai difensori della patria feriti in combattimento, e in caso di morte ai fami­liari, un fondo tratto dai beni degli emigrati, già all'inizio dell'estate era parsa superata di fronte alle dimensioni della rivolta.92)
Il Monitore dei giorni felici non si pose mai il problema di un allarga­mento del consenso affidato a misure di politica sociale. E la stessa istruzione sì rivelò, salvo la parentesi Russo, ben poco adatta a superare il muro di ostilità che circondava uomini e cose della Repubblica, intessuta come fu di attenzioni per il citoyen virtuoso, sollecito dell'interesse generale cosi il culto con cui Lampredi prefigura i tempi nuovi; o, via via che la guerra si riaccende e si allarga, di memorie delle antiche glorie militari, con il conse­guente amaro ricorso a Machiavelli per spiegare l'ignavia presente. L'analfa­betismo contro cui si battono tutti i giornalisti del triennio è insomma per il Monitore solo uno dei diaframmi che lo tagliano via da un'udienza più vasta; l'altro, non meno spesso, è l'incapacità propria del giornale di giungere a quegli strati alfabetizzati del popolo artigiani, bottegai, minuti bor­ghesi che pure avrebbero potuto schierarsi dalla parte della Repubblica. 93>
Certo i redattori sanno che quando il popolo leggerà i fogli pubblici la Repubblica avrà cangiato d'aspetto e più non esisteranno gli attuali pericoli ; ecco allora il favore con cui guardano ai piani di riforma dell'istru­zione elaborati dall'Istituto Nazionale, e le critiche alla decisione di istituire
91) Vedi ad esempio il n. 17 del 26 fiorile anno VII (15 maggio 1799) dove a p. 136 si legge che i patrioti rifiutano l'odioso titolo di Giacobino .
32) Vedi DE FELICE, La politica agraria... cit., p. 176.
93) Sul problema della diffusione della stampa democratica ecco le conclusioni cui giunge CARLO CAPRA, al quale si deve il più recente contributo in materia: Per orientare diversamente le masse popolari, sarebbe stata necessaria una decisa azione dei governi tesa a migliorarne le condizioni di vita, a diminuire i gravami, a risollevare le manifatture è l'artigianato, a facilitare l'accesso alla proprietà o alla libera conduzione della terra. Ma pro­prio le circostanze in cui furono create le repubbliche sorelle lo stato di guerra, le esazioni e le requisizioni delle armate, i gravosi tributi imposti dalla Grande Nazione, il prevalere infine delle forze moderate più in linea con il nuovo corso della politica francese dopo Termidoro rendevano tutto ciò impossibile. È del tutto illusorio pensare che giornali meglio concepiti e scritti, più inclini a sostenere gli interessi delle classi povere (cosa che del resto essi fecero in molti casi...) sarebbero riusciti a rompere la fitta barriera di ignoranza, di incomprensione, di preconcetta ostilità che divideva queste ultime dai principi di libertà e uguaglianza (// giornalismo nell'eia rivoluzionaria..., p. 421). Pur condividendo in massima parte questo giudizio, va comunque ripetuto, a proposito del Monitore, che le poche occa­sioni di battere su temi capaci di radicare la Repubblica nelle classi popolari furono lasciate cadere, indipendentemente dal grado di attuabilità dell'iniziativa: tipico il caso della proposta di legge presentata in Tribunato da Nicola Corona il 21 fiorile anno VI (10 maggio 1798) mirante a fissare m cento rabbia il limite massimo della proprietà, proposta che fu pubblicata senza- alcun- rilievo soltanto nel n. 59 dell'8 settembre successivo. <n? -':