Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ROMA 1789-1799; <> 1789-1799; REPUBB
anno <1984>   pagina <166>
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Alessandro Mimerò
nuove cattedre di letteratura latina; w> ecco la discussione ostinata a proposito del teatro della Repubblica, troppo poco repubblicano e didascalico per assolvere ai fini cui è chiamato; ecco infine la protesta contro quegli atti dell'amministrazione suscettibili di frenare la diffusione dei lumi, dalla chiu­sura del Circolo costituzionale all'aumento della tassa di spedizione, che ha fatto perdere una metà circa degli associati nei paesi intorno a Viterbo. Per difendere la libertà di manifestare il pensiero il Monitore è disposto, come s'è visto, a rischiare lo scontro con i francesi, altrimenti immuni da critiche; giacché essa appare, nella forma della libertà di stampa che più da vicino lo riguarda, tanto connessa con la libertà civile, che, tolta questa, vien tolto il freno più sicuro e più forte, che ritenga nei suoi limiti il cittadino ambizioso, e nei suoi doveri il prevaricatore .
Ma sulla consapevolezza delle difficoltà sembra pesare, fino alla fine, il giudizio espresso agli esordi dell'esperimento repubblicano: il popolo non ascolta un discorso astratto e metafisico, la partita si gioca su un altro tavolo. Così se un tentativo dì recupero c'è, questo è rivolto verso quei settori dell'aristocrazia e del clero che possano dare vita, insieme col ceto borghese, ad una moderna classe dirigente. Ad essa resta affidata la trasformazione.
Ed è sotto questo profilo che va vista la costante frizione con l'esecutivo, in qualche misura sopravvissuta alla crisi di settembre e alla sostituzione dei consoli come pure al nuovo status del giornale. Un po' a tutte le autorità, ma al governo soprattutto in ragione delle responsabilità connesse alla fun­zione, il Monitore non cesserà di richiedere comportamenti coerenti con ciò che ai suoi occhi significa lo stabilimento della Repubblica: ammodernamento delle strutture statali, risanamento finanziario, correttezza amministrativa, quindi sviluppo economico. Per questi obiettivi poteva allora sembrare suffi­ciente la tiratura di milleseicentocinquanta copie raggiunta nel luglio 1798 cifra peraltro di tutto rispetto96) e adeguato il livello di elaborazione politica presente nella lunga serie di articoli intitolati Costituzione romana: sovranità popolare esercitata da rappresentanti liberamente eletti, separazione dei poteri, libertà di criticare i magistrati.97) Il tutto corredato di esempi
9*) Vedi rispettivamente Monitore di Roma, n. 46 del 3 ventoso anno VII, p. 390, dove si distìngue significativamente tra il popolo (che non legge e quindi non può vegliare sulla Repubblica) e gli amici della libertà (1 patrioti che il Monitore ha il dovere di mettere in guardia contro i nemici dello Stato): e Monitore di Roma, n. 48, 16 caldifero anno VI, p. 438.
55) Monitore dì Roma, n. 61, 29 fruttìfero anno VI (16 settembre 1798), p. 567. Si tratta dell'artìcolo di Lampredi in risposta alla soppressione del supplemento con le Litanie di Pasquino.
96) Monitore di Roma, n. 42, 26 messifero anno VI (14 luglio 1798) p. 378. Sul n. 57 del 16 fruttìfero (2 settembre), annunciando le tariffe delle associazioni per il nuovo anno l'anno VII repubblicano i redattori dichiaravano: Corre già il settimo mese dalla sua istituzione, e non vi è stato giorno in cui il nostro Catalogo non siasi accresciuto di nuovi Associati, ed è tale l'affluenza di essi che appena tre torchi sono bastanti a stamparne il numero proporzionato di copie (p. 542). Circa duemila copie sembrano essere state la tiratura dei maggiori giornali del triennio (CAPRA, op. cit, pp. 419-420).
97) La serie Costituzione romana apparve dal n. 12, 31 marzo 1798, al n. 60 del 26 fruttìfero anno VI (12 settembre 1798), salvo pochissime interruzioni. Al centro della medita-