Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ROMA 1789-1799; <
> 1789-1799; REPUBB
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1984
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attinti alla storia antica, soprattutto romana, e recente, ad esclusione delle vicende rivoluzionarie, gravide di significati, delle quali al più si ricordano i guasti provocati dal proliferare delle sette, cioè dei partiti.*> Al centro dei riferimenti al passato prossimo sta piuttosto l'arbitrio amministrativo dei despoti, illuminati o no; ma il largo uso della terminologia rousseauviana non significa aspettativa di radicali rivolgimenti. In fondo, ci dice Lampredi, Leopoldo, il despota illuminato per eccellenza, non aveva forse pensato di diventare Capo Direttore della Toscana democratizzata, dotata cioè di assemblee rappresentative? ")
Il fatto è che le circostanze in cui la Repubblica nasce sono le meno adatte a garantire un felice avvio del reggimento costituzionale. Privo dell'appoggio popolare, che in sostanza non ricerca, e dubbioso sui tempi richiesti dall'istruzione, il Monitore punta tutto sul rapido accrescimento della ricchezza. Ed è qui che il giornale, prigioniero dei suoi modelili le affittanze dei mercanti di campagna gli ricordano forse la grande culture fisio-cratica si rivela per quello che in fondo è: un gruppo di intellettuali i quali nelle circostanze moderatamente favorevoli della tarda primavera del '98 salutano con favore l'azione dei mercanti contro la legge proibitiva delle estrazioni , e che poi, nell'inverno successivo, di fronte ai profitti tratti dalle disgrazie della Repubblica, si rifugiano nella condanna moralistica dei singoli individui e nelle considerazioni pessimistiche sulla natura umana.
All'origine delle debolezze dell'analisi del Monitore sta una serie di domande che Lampredi e gli altri non si posero mai: in circostanze come quelle vissute dalla Repubblica dopo le speranze iniziali, era possibile che il debole governo romano riuscisse a spezzare le pratiche monopolistiche dei
zione di Lampredi sta. pur nel conclamato equilibrio dei poteri, l'incontestabile superiorità del legislativo. L'esecutivo conserva l'unità dell'azione e dei princìpi , ciò che in una carta come la romana, ispirata alla Costituzione francese del 1795, è particolarmente difficile a causa della rigida separazione degli organi; in conclusione però non deve volere, ma deve vegliare , dunque non è un vero potere (n. 33, 25 pratile anno VI). Ben altro rilievo hanno invece le assemblee elettive, che incarnano per Lampredi la saggezza conclusiva in materia politica: nel governo democratico o per meglio dire Rappresentativo , le leggi sono fatte da un'intera popolazione che ha dedotti dalla giornaliera esperienza i suoi reali bisogni, che gli esamina nel loro vero aspetto, che elegge i suoi legislatori, e gli elegge, perché gli ha riconosciuti degni della sua stima, e della sua confidenza (n. 32, 21 pratile anno VI, p. 267). Poca fiducia ha nelle suggestioni della democrazia diretta, come si vede, e come sembra voler dire ad un lettore, U cittadino Gasparri, allorché lo invita a leggere con attenzione il Contraito sociale: tra la teoria e la pratica del governo democratico c'è differenza... (n. 34, 28 pratile anno VI. p. 287).
98) Contro le sette il Monitore pubblicò spesso articoli tratti dalla stampa francese, individuando in esse uno dei pericoli più gravi per le repubbliche; in quest'atteggiamento vi era certo l'esigenza di non scontentare i sospettosi liberatori , ma non mancava la sincera preoccupazione che i patrioti esclusivi , e cioè faziosi e intolleranti, nuocessero alla difficile opera di consolidamento del regime. I buoni patrioti venivano visti, alquanto ingenuamente, cooperare nel medesimo sforzo, al di là di ogni divisione; all'indomani della crisi di settembre questa concezione semplicistica della lotta politica l'unità degli onesti contro i ladri celebrò il suo trionfo.
"> Monitore di Roma, n. 28, 7 pratile anno VI (26 maggio 1798), p. 235.