Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ROMA 1789-1799; <
> 1789-1799; REPUBB
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1984
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Alessandro Miniero
mercanti senza ricorrere ad una svolta radicale, o meglio era possibile che i francesi consentissero questa svolta? E prima ancora, era coerente con la realtà dell'occupazione militare, che aggravava la gracilità congenita dello Stato romano, la richiesta incessante di un'economia sciolta da ogni impaccio? Fino alla vigilia del crollo il Monitore continuò ad agitare davanti agli occhi delle autorità il modello della Toscana, sorvolando disinvoltamente sulle differenze tra i due paesi, semplicisticamente affidando l'uscita dalla stagnazione alla meccanica assunzione della politica antivincolistica di Leopoldo. ,00> Pur con questi lìmiti il Monitore è comunque la prova dell'appoggio borghese alla Repubblica. Se anche non si tratta della borghesia che i redattori sognano, solida, attiva, disposta a rischiare capitali, attenta alle innovazioni, dalle lettere, dalle proposte, dalle esortazioni di cui ogni numero del giornale è pieno emerge il quadro di un ceto che in provincia come nella capitale è desideroso di dare prova di sé nell'amministrazione dello Stato, violentemente avverso ai preti, cui innanzi tutto rimprovera la vacuità del sapere, privo di suggestioni unitarie ma almeno a parole interessato al progresso dello stato romano: Ancona, Civitavecchia, la fiera di Senigallia, nella felice atmosfera prodotta da liberi ordinamenti, saranno i mercati dove gli stranieri constateranno la ricchezza della Repubblica. wn
100) Vedi i numeri 5, 6, 7, 8, 9 della IV ed ultima serie (luglio 1799). Gli artìcoli, anonimi, sono sicuramente opera di Lampredi che nella circostanza auspica l'integrale liberalizzazione del commercio anche allo scopo di abbassare la potenza dei più grandi mercanti di campagna, dei quindici o venti che, scrive il giornalista, vanno rivelandosi i veri padroni della Repubblica, i monopolisti (n. 7 cit., 25 messifero anno VII, pp. 55-56). Ma questo spunto è marginale rispetto al consueto discorso sull'immancabile ricchezza che verrà al paese dalla libertà dà esportare i grani. Ancora una volta, evocato dallo straordinario raccolto, torna il modello toscano, e ancora una volta dì tutta la complessa esperienza leopoldina Lampredi sembra considerare esclusivamente il liberismo; le sue argomentazioni però, pure appoggiate all'autorità del Cantalupo, non convincono un lettore, il quale si rifa allo Smitte [sic!] per puntualizzare che il territorio della Repubblica correrà sempre il rischio della carestia, giacché le caratteristiche naturali non facilitano le comunicazioni. Sul dilettantismo delle cognizioni economiche dei giornali repubblicani vedi TAUTIL, La presse... cit., pp. 533-534.
1M) Circa il valore complessivo dell'esperienza repubblicana, se è vero che, come scrive GruNTELLA, la borghesia si segnalò più per l'impazienza di cimentarsi nella cosa pubblica che non per la preparazione (Premessa ad Assemblee della Repubblica Romana, cit., p. LXXXI) è vero altresì che la diffusione di tale impazienza dà il senso della stanchezza del potere temporale. Non sono soltanto gli Angelucci e i Visconti la realtà della Repubblica: Di dove dunque venivano questi esponenti, ed altri meno noti che pure a centinaia affollavano le cariche periferiche e centrali? Chi erano le migliala di armati fra volontari della Legione e membri attivi delle Guardie nazionali? Come si riuscì a trovare un personale politico, amministrativo, militare di qualche consistenza a più riprese, anche dopo i rischi che da un lato la breve avanzata di Ferdinando IV fino a Roma aveva reso evidenti sullo scorcio del '98 e che dall'altro le truppe a massa legittimiste, scendendo dai monti e dai territori di frontiera, aumentavano di momento in momento? Appena ci si fermi un poco sulla documentazione dell'epoca, emerge sì la scarsità di autonomia che alla Repubblica era riservata rispetto all'onnipotenza francese, ma appare ugualmente l'esistenza di un ceto non fittizio di novatori, di patrioti , che fece della effimera entità statale del 1798-99 già la prima espressione di un'alternativa all'antico regime, un embrione di gestione laica e