Rassegna storica del Risorgimento

ALESSANDRIA STORIA 1856-1857; GIORNALI TORINO 1856-1857
anno <1984>   pagina <187>
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/ cento cannoni di Alessandria
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Sia l'ispiratore quanto i promotori insistono nel vedere sullo sfondo la sostanziale identità tra le due iniziative, senza rinunziare, però, alla polemica diretta e severa con i responsabili politici.
Mazzini, che reputa l'ostilità alla sottoscrizione siffattamente impolitica e provocatrice ed anti-italiana,*** torna a definire il suo appello il comple­mento logico dell'altro.93>
La commissione, nominata dai primi sottoscrittori e composta da Gia­como Medici, Antonio Mosto, Angelo Mangini, Agostino Gnecco e Antonio Casareto, nel manifesto di presentazione avvertiva che le due iniziative rive­lano tutto il pensiero italiano, danno una giusta idea di ciò che più ampia­mente si potrebbe fare, di quello che i patrioti degli Stati Sardi desiderano s.94*
Lo stesso Medici si era affrettato a confutare le asserzioni, contenute in un articolo de 77 Risorgimento, sulla natura esclusivamente repubblicana della raccolta mazziniana, tornando sullo scopo patriottico e di con­cordia nazionale .
Su suggerimento di Mazzini, VII settembre, numerosi operai genovesi trasmettono ai colleghi inglesi un invito alla collaborazione, invito che è raccolto con notevole rapidità. )
Il ritmo delle adesioni, senza essere incalzante, è sino alla fine dell'anno costante: a novembre, tra gli altri, inviano il loro contributo Garibaldi, Felice Foresti, De Boni, Francesco De Sanctis, Pisacane, Cosenz, Bertani e Felice Orsini, Brofferio, Sineo ed Asproni: a dicembre Bargoni segnala la parteci­pazione di molti emigrati meridionali residenti nella capitale sabauda.98) Sempre nel mese di novembre interviene, con una giustificazione eloquente, Manin. È afferma atto d'indipendenza dal governo piemontese, toglie a certi repubblicani il pretesto di rifiutare il loro concorso alla sottoscri­zione dei cannoni . ">
Italia e Popolo riprende, quale prova indiscutibile del successo, il com­mento fatto dal giornale di don Margotti, che aveva ammesso in termini leali: Noi non avremmo mai più creduto che i mazziniani fossero così numerosi nello Stato nostro. Essi hanno accolto questa opportunità per con­tarsi, e si sono trovati un vero esercito. Vi hanno mazziniani dappertutto, tra le persone colte ed j villici. Sì, noi lo diciamo amareggiati, Mazzini e la sua idea crescono ogni giorno tra noi di potenza .100)
Mazzini, senza cessare dalla sua funzione di stimolo, intuisce ben presto
9Z> S.E.I., voi. LV. Epist, XIX cit., p. 232.
93) /v/, pp. 234-235.
90 S.E.I., voi. LVII, Epist., XXXIII cit., p. 35.
95) Ivi. pp. 162-163.
96) I due indirizzi sono riportati in Italia e Popolo, n. 273. giovedì 2 ottobre 1856.
97) Italia e Popolo, n. 323. venerdì 21 novembre 1856. Tra questi nomi da sottolineare quello di De Sanctis e, soprattutto, quello di Garibaldi. Sarà stato Medici ad includerlo in nome dell'Unità nazionale? In settembre (vedi p. 191) aveva, infatti già firmato a Torino.
98) A. BARGONI, op, cit., p. 43.
99) paniele Manin e Giorgio Pallavicino cit-, p. 242. W ttalla e Popolo, n. 304, domenica 2 novembre 1856.