Rassegna storica del Risorgimento
CLERO LUCCA SEC. XIX; LUCCA SOCIET? SEC. XIX
anno
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1984
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pagina
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198
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Maria Luisa Trebilianì
fe difficile esporre sinteticamente qui il vasto quadro, semplice e intricato insieme, che è delineato in quest'opera. Emerge il rapporto Chiesa-società, che l'autore studia a fondo in tutti i suoi risvolti, giudicandolo così innervato di reciproche integrazioni, da dar vita ad una società cristiana . Via via nello sviluppo del lavoro è messo a fuoco questo tipo di società cristiana e sono individuati i motivi per cui poteva essere definita tale. Il problema del clero è affrontato dal punto di vista quantitativo e, dove è possibile e la documentazione lo permette, anche qualitativo: si parla di livello culturale, di ignoranza, di cultura diversa, di ricchezza e povertà dei sacerdoti di città o di campagna; tutti aspetti fondamentali per capire l'influenza esercitata per secoli dalla Chiesa sulla società, Chiesa intesa solo come gerarchia ecclesiastica, in quanto il laicato per ora non poteva esprimere orientamenti. Essa continuava senza rotture col passato a indirizzare la mentalità del cittadino e del contadino lucchese. Aveva la forza del consenso, anche se non esplicitamente espresso, di tutti i ceti, perché, consapevolmente o meno, tutti trovavano nella religione cattolica una risposta accettabile ai problemi più importanti della vita: nascita, morte, sofferenza, miseria: ... la fede nella vita eterna costituiva un importante fattore di aggregazione sociale. Di riflesso la religione diventava strumento di potere in mano al clero. Era ben radicata la convinzione che i preti avessero una funzione insostituibile nel guidare la società anche sul piano civile, perché religione voleva dire difesa dell'ordine. Alla base c'era reciprocità di interessi tra Chiesa e Stato. A questo proposito l'autore ricorda il significato religioso e politico della processione del 13 settembre, vigilia della festa della Santa Croce, che è manifestazione insieme sacra e profana, occasione di pratiche devozionali e di scambi commerciali . Camaiani è molto preciso e circostan-zìnto nel delineare i diversi e numerosi compiti di cui si faceva carico la Chiesa: beneficenza e assistenza, tutela della moralità, istruzione, sanità, tutti campi in cui le carenze dello Stato erano profonde e palesi. L'alleanza trono-altare a Lucca nel periodo della Restaurazione dopo la tempesta rivoluzionaria non aveva bisogno di essere consolidata, come accadeva là dove, nel clima dei nuovi tempi, già veniva contestata. Non era necessario un programma di riconquista cristiana della società, perché qui ufficialmente essa era rimasta tale. Il passaggio alla repubblica democratica e poi al principato non aveva lacerato questa alleanza; chiaro segno, dice Camaiani, della estraneità del mondo lucchese agli sviluppi del pensiero moderno. Ne risulta l'immagine dà una città chiusa nel giro dei suoi interessi particolaristici.
Quando si parla di società cristiana emergono chiarì i confini entro cui si vuol rimanere in tutto lo svolgimento di questo studio, che non può entrare nell'intimo delle coscienze, valutando fino a quale punto all'atteggiamento ufficiale corrisponda una vera vita di fede interiore. Pratica religiosa, frequenza ai sacramenti, partecipazione a riti e manifestazioni collettive di pietà permettono di definire un comportamento esteriore e determinarne l'aspetto quantitativo, non però di esprimere una valutazione qualitativa. Il consenso , afferma l'autore, era vasto e non era sentito come dittatura; ne è una prova anche il fatto che dopo l'unità, quando cessano certi interventi coercitivi, come il biglietto pasquale, la pratica religiosa non risulta calata. Col passare degli anni la società ufficialmente cristiana