Rassegna storica del Risorgimento

CLERO LUCCA SEC. XIX; LUCCA SOCIET? SEC. XIX
anno <1984>   pagina <200>
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Maria Luisa Trebiliani
toscano vive a lungo, soprattutto tra i patrizi che sognano un ritorno allo Stato autonomo. Solo con il neoguelfìsmo si ha il superamento, almeno in parte, del municipalismo e un avvicinamento al problema nazionale, di cui l'unica soluzione rispondente alle aspettative locali è quella che non rifiuta Chiesa e religione, ma le pone al centro della questione. Negli anni '47-'48 il mito di Pio DC ha infervorato di sacro amor patrio r lucchesi, in parti­colare il clero di campagna e quindi i contadini; sono gli anni in cui la partecipazione agli ideali del patriottismo antiaustriaco e della solidarietà nazionale è stata al massimo, perché l'idea liberale si presenta rielaborata in una forma non laica. Il municipalismo riaffiora sempre nel decennio toscano, perché i problemi sorti dalla fusione col granducato sono molte­plici, reali, non artificialmente creati; Camaiani specifica in che limite sono stati sfruttati come strumento di propaganda filopiemontese a favore della politica unitaria. Però ancora nel '59 le uniche voci che esprimono un pen­siero patriottico sono quelle che ripropongono utopie neoguelfe. Tra queste voci c'è soprattutto quella di Augusto Conti.
Esaminando questo patriottismo guelfo dei lucchesi, Camaiani precisa con molta chiarezza che non è liberalismo. Confederazione e italianità sono due ideali accettabili, quello di libertà invece è tenuto in conto relativo. Egli studia specificamente in quali termini è preso in considerazione il con­cetto di libertà della Chiesa, che assume il significato di superamento del giurisdizionalismo quale era stato proprio dei regimi assoluti, che si ripre­senta durante il periodo del vicario capitolare Bertolozzi nei confronti della Toscana e poi durante l'episcopato di Arrigoni nei confronti dello Stato unitario.
Sulla figura di questo arcivescovo l'autore si ferma a lungo per analiz­zarne l'atteggiamento negli anni dell'unità, quando il prelato sceglie la via intermedia: per questa posizione egli si distingue dall'episcopato toscano, perché non dà avallo religioso alla rivoluzione dei moderati , ma non la condanna esplicitamente, come faceva il cardinale Corsi di Pisa. Arrigoni, che non è lucchese, sembra accettare, riflettere e nello stesso tempo dirigere la mentalità dei lucchesi, moderata e prudente sempre: essi pensano in forma neoguelfa, non liberale. Camaiani torna ripetutamente a definire i limiti entro i quali si manifesta a Lucca il cattolicesimo liberale. Procede con cautela nel classificare quegli ecclesiastici che si richiamano alle idee rosmi-niane: solo pochi, egli dice, rivelano orientamenti in senso liberale, per lo più invece sono su posizioni tradizionalistiche sul piano politico e sono rosmi-nlani solo in quanto seguaci di una scuola filosofica. ... un conto era aderire al neoguelfìsmo, un altro divenire preti liberali , così scrive Camaiani anche per quanto riguarda l'atteggiamento del clero nazionale negli anni dell'unità. I fenomeni del neoguelfìsmo, del cattolicesimo liberale, del conciliatorismo, che l'autore aveva già affrontato e sviluppato in altri saggi, qui sono ripresi e nel confronto tra le due realtà, quella locale e quella nazionale, egli giunge a una verifica che gli permette di delineare in modo più sfumato e articolato movimenti, tendenze, opinioni della metà dell''800, analizzati attraverso le diverse sfaccettature con cui si presentano nella società lucchese.
Sono temi congeniali agli interessi di Camaiani: 3> egli qui li riaffronta
3) p. G. CAMATANI, II diavolo, Roma e la rivoluzione, in Rivista di storia e letteratura religiosa, 1972, pp. 485-516; Motivi e riflessi religiosi della' questione romana, In'Chiesa' e