Rassegna storica del Risorgimento
CLERO LUCCA SEC. XIX; LUCCA SOCIET? SEC. XIX
anno
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1984
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pagina
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203
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Sulla storia di Lucca
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che incidono sulla realtà locale, preparando e sviluppando la Lucca fine secolo e l'attuale città bianca .
In questa opera Camaiani accenna a ricerche ancora da iniziare o da completare. Ad esempio, torna più volte sul problema della proprietà fondiaria e afferma che, mancando studi specifici, è necessario intraprendere indagini originali con criteri aggiornati. Si hanno solo pochi dati certi sui patrimoni nobiliari e relativamente al comune di Lucca e non a quello di Capannori, che costituiva una delle zone più ricche del piccolo Stato preunitario. Questa sfera d'ombra rende legittimo porre alcuni interrogativi. Ci si può chiedere quanto abbia inciso sul successivo atteggiamento politico dei patrizi il disgregarsi già dalla prima metà dell' '800 dei grossi patrimoni nobiliari, che non è chiaro come si modificano successivamente lungo tutto il secolo. E quindi quale significato, quale peso abbia dall'unità in poi sulla mentalità dei lucchesi in genere e su quella dei contadini in particolare il fatto che l'aristocrazia abbia un possesso sempre più ridotto. Probabilmente il prestìgio del signore , non ricco, ma colto (quale tipo di cultura?), sopravvive a lungo, fino a quando il contadino sprovveduto lo sente come appoggio, come niente che aiuta il suo braccio. Il bisogno di paternalismo da una parte e dall'altra è lento a scomparire. Ma forse in epoche a noi più vicine emergono altre spalle alle quali il contadino potrà chiedere sostegno.
Varrebbe anche la pena di chiarire specificamente quali disparità economiche esistevano nell'ambito dello stesso ceto aristocratico, disparità che sembrano accentuarsi col passare dei decenni. Allora si potrebbero trovare risposte precise a problemi che ora si spiegano in modo prevalentemente intuitivo. I redditi sempre minori provenienti dalla proprietà agricola fino a quale punto e in quale momento determinano, di fatto, un declassamento? La piccola aristocrazia diventa allora ceto medio. Dopo l'unità quanti sono i membri del patriziato che si inseriscono più o meno rapidamente in nuovi sistemi di lavoro e di produzione o trovano da vivere nella burocrazia? Quanti figli di nobili del vecchio Stato cittadino accettano in pieno le strutture del nuovo Stato unitario e intraprendono carriere statali (diplomazia, magistratura, forze armate, soprattutto cavalleria e marina), che li portano lontano da Lucca?
Fenomeni certo comuni ad altre piccole capitali di Stati preunitari. Siamo allora di fronte ad una classe che ha perso la fisionomia del vecchio patriziato e si confonde con la borghesia? Camaiani dice che nelT '800 a Lucca manca una classe sociale borghese imprenditoriale e che gli esponenti del ceto medio funzionari, impiegati ecc. non rappresentano una classe in ascesa. I notabili del ducato e del granducato pochi, ma personalità e nomi prestigiosi: Giorgini, Raffaeli!, Carrara ecc. non costituiscono l'avanguardia di una nuova classe borghese e rappresentano quindi un modesto ampliamento del vertice sociale. Il patriziato lucchese sembra non accettare la perdita di un proprio ruolo dominante: si trasforma così da classe politica in gruppo dirigente del movimento cattolico. Questo ruolo nel movimento cattolico permetterebbe al patriziato, dice Camaiani, dì continuare a esercitare l' influsso sulla società locale. Forse però bisognerebbe riesaminare come avviene questo passaggio nella seconda metà dell' '800 verso un impegno che non è più su un piano specificamente politico, ma soprattutto religioso. Bisognerebbe rivedere cosa ciò rappresenta quando i