Rassegna storica del Risorgimento
CLERO LUCCA SEC. XIX; LUCCA SOCIET? SEC. XIX
anno
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1984
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pagina
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205
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Sulla storia di Lucca 205
ricerca ancora tutto o quasi da affrontare: quello della popolazione femminile di città e di campagna a tutti i livelli. Nel lavoro di Camaiani si trovano accenni all'impiego di mano d'opera nel campo tessile e in quello della fabbricazione di berretti e riguardo all'istruzione. Rimangono in sospeso una serie di interrogativi che vogliono risposte precise: la donna, nobile o contadina, non si annulla genericamente nel suo ceto; vi rappresenta una categoria che deve essere studiata nell'insieme della società del suo tempo, su diversi piani, economico, politico-sociale, culturale e soprattutto religioso, che per capire la società cristiana lucchese è fondamentale.
Si è parlato sopra dei problemi relativi alla frantumazione dei patrimoni: nelT '800 si eredita anche in linea femminile. La donna lucchese ha in gran parte la facoltà di possedere, di acquistare e di vendere.10) Come esercita questa facoltà? In quale misura è condizionata dall'influenza maschile? Quale peso se ha un peso si riscontra sulla economia locale? Quale evoluzione tutto questo determina nella mentalità femminile e come si riflette questa su quella maschile? Forse certe variazioni di consumi, di produzione e di commercio vanno riportate anche a questa evoluzione.
Il discorso sull'istruzione e la cultura potrebbe riservare non poche sorprese. È nota la creazione da parte di Elisa di istituti di educazione per fanciulle nobili e non nobili, ma non è sufficientemente studiata quale funzione hanno avuta (forse non solo per Lucca) e quale eredità hanno lasciato ai decenni successivi. Varrebbe la pena di esaminare quale trasformazione è avvenuta dopo la Restaurazione e dopo l'unità quando sorgono gli istituti religiosi; quale successo o meno questi hanno avuto nella società locale e a quali esigenze rispondevano diversificandosi dalle scuole di Stato.
Potrebbe rientrare nell'ambito della cultura femminile anche la vita dei salotti, se a Lucca ve ne sono stati di tipo letterario o comunque intellettuale. Da quanto dice Camaiani, in massima parte sulla base di affermazioni del Chelini,n) i patrìzi nel sec. XVIII facevano intensa vita di società, soprattutto nelle ville di campagna e sembra che preferissero il gioco d'azzardo a trattenimenti seri e impegnati. La leggerezza settecentesca (in casa Trébiliani si giocava al faraone] ,2>) subisce probabilmente duri colpi con le vicende del sec. XIX ed è difficile provare che continuasse la vita allegra in città o in villa. L'ultimo salotto della Lucca ottocentesca, secondo Sardi, 13> sarebbe quello di Virginia Boccella Esterhazy, che varrebbe la pena studiare se si può reperire una documentazione soddisfacente. A monte di quanto finora si è detto c'è un problema metodologico da impostare, concernente in particolare le fonti da cercare. È un discorso troppo lungo da sviluppare in questa sede. Vorrei solo ricordare quanto poco siano stati presi in conside-
0) Anche a questo proposito è interessante la documentazione relativa a Maria Domenica Barbantini, a cui si è accennato nella nota precedente.
1 Zibaldone lucchese di Iacopo Chelini, manoscritto nell'Archivio di Stato di Lucca. Si veda anche R. BOCCONI, La società civile lucchese del Settecento veduta da Jacopo Chelini e. dal suol contemporanei, Lucca, 1940.
12) e. SARDI, Vita lucchese net Settecento, Lucca, 1968, p. 121.
H) C. SARDI, Lucca e il suo ducato dal 1814 al 1859, Firenze, 1912 (ristampe Lucca 1966 e Bologna 1972).