Rassegna storica del Risorgimento

CLERO LUCCA SEC. XIX; LUCCA SOCIET? SEC. XIX
anno <1984>   pagina <206>
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Maria Luisa Trebbiani
razione gli scritti di donne non solo aristocratiche, frequentatrici di salotti più o meno letterari, ma anche di quelle appartenenti al ceto medio, che, da una prima osservazione, forse superficiale, sembra che usassero con notevole frequenza annotare i propri pensieri in diari e quaderni. Per esempio, tra i documenti presi in considerazione nelle biografìe delle tre sante lucchesi dell' '800, Maria Domenica Barbantim, Elena Guerra e Gemma Galgani, risal­tano numerosi scritti di donne che gravitavano nella loro cerchia familiare o di lavoro. l4> Si tratta di ceto medio a vari livelli di cultura. Una paziente, certo non facile, ricerca in diversi ambienti potrebbe rivelare aspetti inso­spettati riguardo agli interessi femminili, che non sono orientati unicamente verso la moda o le ricette di cucina, ma anche verso altri campi, come per esempio, verso la lettura. E allora quali tipi di letture? Qui il problema si allarga e come ipotesi di lavoro si può prospettare la possibilità di ritrovare alcune biblioteche di famiglie per studiare attraverso i libri conservati quali erano quelli preferiti dalle donne. In primo piano forse a Lucca si troveranno i libri di devozione ed è probabile che questo si verifichi più nel ceto medio che non in quello aristocratico, se è vero che le nobildonne folleggiavano (però la dama, nella cui casa si giocava al faraone, ha lasciato in eredità ai suoi discendenti un certo numero di messali, libri d'ore e di meditazioni). Probabilmente è necessario scavare a fondo proprio nell'ambito del ceto medio per capire quale apporto la donna abbia recato alla evoluzione della mentalità sul piano religioso e quale eredità ogni generazione abbia trasmesso a quella successiva. Lo studio del mondo femminile ci potrebbe dare una immagine diversa, meno convenzionale, della religiosità dei lucchesi. Si po­trebbero trovare più esaurienti spiegazioni riguardo all'influsso che madri, mogli, sorelle, fighe possono aver esercitato sugli uornini portandoli a parte­cipare a riti e funzioni sacre non per pura formalità, ma con la consapevo­lezza di vivere una vita spirituale, dettata da un'esigenza interiore. Fino a quale punto può essere documentata un'opera di persuasione discreta, riser­vata, umile o subdola? Nella famiglia cattolica di tipo tradizionale forse il ruolo della donna non è tanto secondario, come lo sviluppo del femminismo ha poi voluto affermare, prendendo posizioni di rottura col passato. Non si può genericamente sostenere che la donna, debole, non razionale, cultural­mente impreparata, nell' '800 romantico e sentimentale, subisse passivamente l'influsso maschile e a Lucca in particolare quello del clero: è una tesi corren­te che va dimostrata. Come va dimostrato che frequentare la chiesa sia via via diventato un fatto prevalentemente femminile quando avanzano le nuove ideologie liberali, positivistiche, laiche e anticlericali. Quale sia stata la forza di persuasione (o dominazione?) che la donna ha avuto nella famiglia e nella società è da verificare e da discutere. Varrebbe la pena, per esempio, di domandarsi che cosa abbia significato e in quali forme si sia espresso l'inter­vento delle donne di casa al momento delle elezioni amministrative e poli­tiche, quando non avevano diritto al voto: quali pressioni hanno esercitato per portare padri, mariti, figli a votare in certi modi? Nello studiare il prc-
W) La beata Elena Guerra e santa Gemma hanno scritto una autobiografìa. Tra le varie opere su di loro si veda D.M. AKBRBSCIA, Elena Guerra. Profetismo e rinnovamento, Brescia, 1970; E. ZOPPOLI, La povera Gemma. Saggi critici storico-teologici, Roma, 1957, che cita diversi diari, lettere ecc. di parenti e conoscenti di Gemma.