Rassegna storica del Risorgimento
D'ADAMO GIANCARLO
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1984
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Libri e periodici
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SILVIO TRENTIN, Dallo statuto albertino al regime fascista, a cura di ALESSANDRO PIZZORUSSO; Venezia, Marsilio editori, 1983. in 8, pp. XXX1I-417. S.p.
Merita di essere segnalata anche in questa sede la pubblicazione recente (nel quadro delle opere scelte di Silvio Trentin) della prima traduzione italiana di un volume (Dallo statuto albertino al regime fascista), uscito in Francia nel 1929, che costituisce Punioa esposizione del sistema costituzionale fascista scritta, mentre il fascismo era al potere, da un giurista di elevata preparazione professionale, in esilio per libera scelta.
Nato a S. Dona di Piave nel 1885, Trentin dopo gii studi liceali a Treviso e Venezia andò a laurearsi in giurisprudenza a Pisa, iniziando una attività di studio e d'insegnamento che doveva caratterizzare il primo arco di tempo della sua vita; presa la docenza in diritto amministrativo, ebbe ad iniziare nel 1910 la sua carriera di docente, a completare più tardi la sua preparazione presso l'università di Heidelberg, e ad occuparsi in particolare di diritto amministrativo in importanti pubblicazioni. La guerra del 1915-18, vista come esperienza traumatica della società italiana, fu per lui (volontario nel 1916, combattente e decorato) occasione per prendere coscienza di nuovi valori umani, della responsabilità dell'uomo di cultura nella vita sociale; deputato nelle elezioni a suffragio universale del 1919 nella lista combinata della Democrazia sociale (di Venezia) e dei combattenti e dei fasci, Trentin svolse per qualche anno in Parlamento un serio lavoro rivolto alla ricostruzione della sua regione sconquassata dalla guerra, promovendo una serie di iniziative e programmi pratici al fine di superare la crisi economica in atto (per es. la promozione dell'Ente di ricostruzione e rinascita agraria per le province di Venezia e Treviso).
Trentin alla Camera è una personalità isolata da un Iato perché le forze che lo hanno eletto si stanno sfasciando, e dall'altro perché la radicalizzazione della lotta politica in Italia, l'avvento del fascismo, il fallimento degli ultimi governi liberali avevano ristretto sempre più i margini di autonomia di forze democratico-riformiste in senso di rinnovamento. Se nelle elezioni del '21 il Trentin non viene rieletto, continua tuttavia assai intensamente la sua attività a livello di docente a Macerata e poi a Venezia (dove insegna istituzioni di diritto pubblico e diritto costituzionale) ed a livello politico, aderendo all'Unione nazionale di Amendola, tenendo relazioni a convegni e congressi (per es. al Congresso regionale veneto delle bonifiche, marzo 1922, a S. Dona di Piave), precisando nettamente la sua posizione di fronte al fascismo; la scelta dell'esilio lo allontana completamente dalla professione di docente e lo trasformerà in agricoltore, operaio-tipografo ed infine dal '34 libraio a Tolosa, dove la sua Librarne du Langue d'Oc sarà punto di riferimento di politici intellettuali francesi, italiani, europei. Ma non su questo periodo di esilio in Francia vogliamo soffermarci, o sul ritorno in Italia nell'agosto del '43 (all'indomani della caduta del regime), o sulle iniziative per creare un'organizzazione resistenziale nel Veneto; quanto piuttosto vogliamo ritornare all'argomento della presente segnalazione, al volume cioè del 1929 Dallo statuto albertino al regime fascista: vero trattato di diritto costituzionale, in cui si dimostra come, attraverso l'intervento legislativo del fascismo, si è ormai creata l'antìtesi dello Stato di diritto, un nuovo Stato fondato sulla dottrina della supremazia statale sull'individuo, ridotto a strumento dell'azione pubblica. Senz'altro utile e opportuno è quindi il recupero di quest'opera (nella traduzione e presentazione del Pizzorusso) che occupa un posto a sé nella bibliografia e nello svolgimento del diritto costituzionale italiano, e che doveva essere tratta dall'oblio in cui era rimasta per tanti anni; non per nulla, qualche tempo fa, Bobbio scrisse a questo proposito: Si tratta di una vera e propria storia costituzionale italiana in cui, mettendo a confronto il sistema vigente in Italia sino all'avvento del fascismo con quello instaurato in pochi anni di riforme costituzionali dal fascismo, mostra quello che la maggior parte dei professori di diritto costituzionale in Italia non volevano riconoscere o facevano finta di non vedere, cioè che il fascismo aveva violato lo statuto e dato vita ad un regime autoritario antitetico a quello cui bene o male si era ispirata la classe politica italiana dopo l'unità .
Distinto in due parti di differente ampiezza, il volume espone le linee essenziali della crisi costituzionale dello Stato italiano soffermandosi sugli elementi fondamentali del regime