Rassegna storica del Risorgimento

D'ADAMO GIANCARLO
anno <1984>   pagina <214>
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214 Libri e periodici
in vigore in Italia prima del 1922 (organi costituzionali: corona, gabinetto, corpo elettorale. Camera, Senato, libertà locali, funzionamento degli organi legislativi, rapporti tra cittadino e Stato ecc.), e delineando poi in tutti gli aspetti particolari il nuovo regime che era venuto costituendosi dal 1922 al 1928; l'assetto legislativo del regime, a detta del Pizzorusso, era ormai in pratica quello definitivo, almeno per quanto riguarda i dati normativi più impor­tanti, anche se negli anni successivi non sarebbero mancate altre modificazioni di rilievo, dai patti lateranensi ai codici penale e di procedura penale, dal T.U. di Pi, del '31 alle leggi razziali del '38 alla Camera dei fasci e delle corporazioni, ecc. Per quanto nutrita dì pas­sione politica (come qualche opera di storia scritta dal Salvemini durante l'esilio in Inghil­terra o in America), la trattazione del Trentìn si inserisce di pieno diritto nel filone degli studi di diritto costituzionale proprio per l'analisi puntuale e articolata di leggi, disposizioni, decreti ecc. che riguardano ogni aspetto della vita italiana dei primi anni di regime; cosi che dalla trattazione scaturisce, direttamente o indirettamente, un giudizio tecnico e politico insieme sulle limitazioni della libertà in Italia, sugli effetti negativi prodotti dal fascismo anche sulla cultura politico-costituzionale italiana, sull'acquiescenza o sul servilismo di docenti, giuristi ecc. verso il regime che si avviava a diventare totalitario.
L'opera, stesa in forma di combattiva e polemica risposta alla raccolta di discorsi parlamentari di Alfredo Rocco {La trasformazione delio Stato. Dallo Stato liberale allo Stato fascista, 1927), risulta tuttavia scientificamente fondata, denuncia il progressivo annul­lamento della libertà individuale e delle libertà locali , dimostra infine il gradualismo mussoliniano nella costruzione del regime e la effettiva trasformazione dello Stato da liberale ad autoritario.
H recupero attuale dell'opera del Trentìn che aveva impostata la sua discus­sione intorno ai presupposti ideologici dei testi costituzionali che esaminava è di effettivo interesse sia in senso storico-politco, che sotto il profilo strettamente giuridico, anche al di là dell'obiettivo principale dell'autore che intendeva dimostrare il contrasto tra statuto albertiho e nuovo regime ; e lo stesso Pizzorusso nell'introduzione (non scevra talora di digressioni), mentre ribadisce il valore di testimonianza e il profondo significato morale dell'opera, sottolinea l'uso che si potrebbe fare anche ora di qualche valutazione del Trentìn, portando qualche esempio di disposizioni, regolamenti, leggi ecc. meritevoli di modifica, abrogazione o riforma. Ma questo è un altro discorso che trascende l'opera del Trentìn resa accessibile ai giuristi italiani e, per così dire, reintegrata nel ruolo che essa avrebbe dovuto e potuto avere fin dall'epoca della sua pubblicazione in Francia del '29 (e proprio per questo avremmo letto volentieri, nella presente edizione, anche la prefazione di Julien Bon-necase, che presentava Les trasformations récentes du droit public italien. De la Charte de Charles-Albert à la création de l'État fasciste, Paris, 1929).
RENATO GIUSTI
RITA CHIACCHEXXA - MARIO TOSTI, Terra, proprietà e politica annonaria nel Perugino tra Sei e Settecento (Studi e ricerche dell'Istituto dì Storia della Facoltà di Magistero dell'Università di Perugia, n. 2); Rimini, Maggioli editore, 1984, in 8, pp. 251. L. 27.000.
I limiti cronologici della nostra rivista non consentono un'analisi particolareggiata del primo saggio, dovuto a Rita Chiacchella, ma non impediscono davvero di segnalare in esso la saldezza dell'impianto informativo e la sicurezza del corredo archivistico e biblio­grafico. Lo studio guarda globalmente al periodo compreso tra gli anni Ottanta del secolo XVII e la fine del XVIII, un periodo per nulla, come è stato giustamente osservato, preso in esame dalla storiografìa locale. È pur vero, però, che alle aspirazioni dei contadini nella Perugia degli ultimi decenni del Cinquecento, anni or sono, Massimo Petrocchi ha