Rassegna storica del Risorgimento

D'ADAMO GIANCARLO
anno <1984>   pagina <216>
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Libri e periodici
fu trasferito (lui che apparteneva alla provincia napoletana e poi a quella pugliese) nelle Marche e in Romagna, fu anche denunciato, senza conseguenze, al Santo Uffizio. Infine fu inviato a Campi Salentino, dove morì stremato dalle fatiche nel 1766, dopo aver rivitalizzato l'istituto. Il Tosti constata l'esistenza, al solito, di molti opuscoli agiografici, e per eccesso di modestia rinuncia a stendere lui stesso una biografia del Santo, ma indica le linee alle quali dovrebbe attenersi chi non volesse seguire più o meno formalmente la falsariga dei processi di canonizzazione, glissando elegantemente il fatto che le maggiori avversità il Pirrotti le ebbe proprio dai confratelli.
Quello che si desidera ed auspica da più parti è uno studio il più possibile completo, esauriente, sganciato da schemi tradizionali, che valga, non solo a colmare i vuoti esistenti, a correggere le inesattezze storiche dei vari agiografi, ma a cogliere nella loro vera luce, sullo sfondo dell'epoca che fu sua, gli aspetti salienti della personalità unica ed irripetibile del Santo, quasi del tutto trascurati fino ad oggi (p. Vili). Ed è un auspicio, che volentieri estenderemmo a tutte le biografie religiose che continuano a scriversi.
FLORIANO BOCCINI
BARTOLOMEO BORGHESI, Scienza e libertà. Colloquio internazionale AìEGL (Association Inter­nationale d'epigraphie grecque et latine), con il concorso del Governo della Repubblica di San Marino, dell'Università di Bologna, della Società dì studi romagnoli; Bologna, Patron, 1982, in 8, pp. 529. L. 25.000.
Bartolomeo Borghesi (1782-1860), epigrafista e numismatico di grande fama, anti­quario , secondo il significato, che a questa parola si dava nel Settecento e nel primo Ottocento, ebbe la ventura di vivere negli anni del Risorgimento, dalle repubbliche giacobine alle annessioni del 1859-1860. Savignanese di nascita e Sanmarinese per elezione, per oltre un quarantennio vide dall'alto del monte Titano scorrere il grande fiume della storia, non disdegnando di bagnarsi nelle sue acque, ma con l'animo distaccato dello studioso severo, che non si lascia troppo forviare dall'effimero e dal transeunte. Non estraneo agli eventi, lo definisce Luigi Lotti, partecipe ma nel senso di un'attenzione e di un interesse appas­sionati e autentici e di una disponibilità potenziale, nei momenti decisivi, a distorcersi ecce­zionalmente dai suoi prevalenti interessi di studio , pronto cioè a tornare subito al tavolo di lavoro al prevalere dei suoi interessi scientifici <L. LOTTI, B.B. e il Risorgimento italiano, ivi, p. 326). Fu preside della municipalità di Savignano, podestà e gonfaloniere, ufficiale della guardia nazionale. Vide con favore l'avventura murattiana del 1815, dedicò a Carlo Alberto ( sole nascente che spargerà col tempo gran luce in Italia ) la sua edizione dei Fasti consolari e, certamente, conobbe Silvio Pellico a Milano e fu in contatto con il mondo segreto dei carbonari. Ma nel 1821, quando ascese il Monte Titano (con tutti i crismi della legalità, come terrà a chiarire in una lettera del 1834 al card. Albani, per contestare la qualifica di rifugiato politico , che gli era stata attribuita dal governo pontificio, ma al tempo stesso rivendicando l'amore della libertà e della forma di governo sotto cui vivo ) e divenne cittadino della Repubblica, invocò non un asilo politico, ma la pace e gli agi di un più raccolto e tranquillo luogo dove attendere agli studi. Non quindi un protagonista, sia pure minore, del processo politico risorgimentale, piuttosto uno studioso che vive con sincera partecipazione intellettuale i problemi politici del suo tempo (L. LOTTI, ivi, p. 327).
L'estraneità sostanziale alla storia sembra, del resto, costituire la caratteristica della sua stessa ricerca scientifica. Fabio Martelli (La visione della tarda antichità in B.B., pp. 171-180) ne sottolinea il deliberato circoscriversi nel terreno dell'antiquaria: La finissima analisi ch'egli conduce di solito sui testi epigrafici pare arrestarsi [...] nel momento preciso in cui l'autore ne definisce la sintassi cronograBca, prosopografìca ed evenemenziale: egli