Rassegna storica del Risorgimento
D'ADAMO GIANCARLO
anno
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1984
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pagina
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217
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Libri e periodici
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sembra abbandonare agli altri, agli storici veri e propri, le infinite prospettive e le seducenti suggestioni che emergono dal lavoro che egli stesso ha compiuto (ivi, p. 171). Il che non vuol dire che, all'interno di pagine dense di erudizione antiquaria non si trovino anche considerazioni di carattere storico e storiografico, ma non sottolineate, o quasi appena accennate {ivi, p. 172). D'altra parte mai il Borghesi intese l'antiquaria come mero esercizio di curiosità, ma come indispensabile ausiliaria della storia.
Nota il Lotti come Bartolomeo Borghesi rifiutasse la nomina a membro del Senato creato da Pio IX e l'elezione a deputato da parte del collegio di Savignano. Del resto agli avvenimenti del *46-'48 aveva guardato con distacco: non credeva alla soluzione neo-guelfa del problema politico italiano, né a una vocazione liberale del pontefice. Aveva sotto gli occhi, sottolinea il Lotti, l'esempio della Repubblica di San Marino, nella quale l'attaccamento alla Fede cattolica e alla Sede Apostolica non escludeva la separazione politica. In realtà egli non considerava essenziale la sopravvivenza del potere temporale dei papi (ivi, p. 334). Poteva quindi salutare i cambiamenti politici intervenuti dopo il 1859 come la realizzazione di una aspirazione di sempre , ma nulla più, ossia senza una sua diretta partecipazione.
Neppure dopo il 1859 scese dal Titano. Oramai la sua vicenda personale si concludeva nel luogo, che da un quarantennio aveva scelto come eremo tranquillo e operoso. L'accettazione della carica di segretario degli affari esteri fu, soprattutto, una testimonianza di gratitudine, mettendo a disposizione della Repubblica la fama, che si era acquistata nell'Europa colta. E non fu poca cosa, perché giovò alla riaffermazione dell'indipendenza di San Marino contro le ricorrenti contestazioni dopo il 1821 e nel 1851-32. Come osserva Augusto Fraschetti {B.B Carlo Fea e la sovranità della Repubblica di San Marino, pp. 289-310) la risposta del Borghesi alla rivendicazione fatta da Carlo Fea del diritto sovrano della Santa Sede sopra le valli di Comacchio e sopra San Marino, era tutta intessuta di argomentazioni antiquarie , a cominciare dalla fondazione di Roma, ribattendo sullo stesso terreno dell'avversario. Così nel 1858 valse di più alla causa della Repubblica, questa volta in pericolo per la reazione di Napoleone III all'attentato dell'Orsini, il prestigio tutto intellettuale . che il Borghesi godeva in Francia, oltre, beninteso, i suoi rapporti personali, in un momento in cui nell'imperatore si svegliava una tardiva vocazione alla storia {A. VARNT, Napoleone III e Borghesi, pp. 355-362). Cristoforo Buscarini, analizzando le carte dell'Archivio di Stato della Repubblica, mostra come egli esplicasse un ruolo decisivo nella politica sanmarinese, innovando la precedente linea tenuta dall'Onofri, (Aspetti detta presenza del B. nella vita pubblica sanmarinese, ivi, pp. 239-283, con una ricca appedice documentaria).
Bartolomeo Borghesi, osserva ancora il Lotti, consapevolmente spese sempre e soprattutto nel 1859 a servizio della Repubblica di San Marino il suo nome, il nome più prestigioso della cultura romagnola dell'Ottocento (ivi, p. 336). Augusto Campana nel vasto saggio, che apre il volume, parla con amore e nostalgia della stagione feconda di eruditi, numismatici, epigrafisti, che ebbe la Romagna tra Sette e Ottocento, quando anche piccoli centri della regione, come Savignano patria del Borghesi (che vi fondò, con Giulio Perticari e Girolamo Amati, l'Accademia Rubiconia dei Filopatridi) ebbero rilievo nella repubblica letteraria europea, creando una specie di humus culturale comune {Duecento anni di fama del B p. 10), che si riconobbe nel classicismo dell'età napoleonica e prosperò lungamente fino all'età carducciana (ivi, p. 20). Il Campana, al quale la lunga consuetudine con gli umanisti ha dato il dono di un limpido e nobile stile, tanto più Invidiabile perché scevro di compiacimenti, delinea la formazione di Bartolomeo Borghesi, la sua vocazione culturale, la sua corrispondenza con i maggiori della cultura contemporanea: Leopardi, Monti. Vieusseux, Tommaseo, Delfico, Gino Capponi, Gaetano Marini, Angelo Mai, Giovanni Labus, Dionigi Stroccbi, Giovanni Battista De Rossi, Niebhur e Mommsen. (Mi domandavo come nell'elenco non figurasse il mio illustre compatriota Francesco Orioli, ma mi ha chiarito che anche di lui si conserva qualche lettera al Borghesi e si ricorda una sua visita a San Marino). Sottolinea l'A. l'importanza di questi carteggi, delle risposte ai quesiti, che gli venivano rivolti, e nota che * la struttura di queste lettere aveva assunto il carattere quasi di un genere