Rassegna storica del Risorgimento

D'ADAMO GIANCARLO
anno <1984>   pagina <219>
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Libri e periodici
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coglieva concisamente il carattere più intimo dell'opera postuma di Mme de Stael, ma nel contempo si dimostrava troppo ottimista riguardo alla sua ulteriore diffusione. Se infatti il pensiero politico liberale della Restaurazione e in seguito quello della monarchia di luglio si rifaranno, per alcuni tratti, all'opera che la scrittrice francese lascerà in legato, sarà proprio quest'immediata recezione a fare obliterare l'origine prima di alcune delle tesi più durature dell'interpretazione liberale della rivoluzione francese, e a fare cadere, così, nella storiografia successiva, le Considérations precocemente in oblio.
D'altronde, come nota Godechot nell'introduzione a questa recente pubblicazione, il pensiero polìtico di Mme de Stael ha avuto un'udienza relativamente limitata. Il successo di cui ha goduto, e di cui, pur con alterne vicende, gode tuttora l'opera letteraria della scrittrice francese ha in questo senso esercitato un'influenza negativa. Non tanto, come sembra credere Godechot, per un monopolio che gli storici della letteratura hanno finito per esercitare sulla sua interpretazione e al riguardo non potrebbe essere disconosciuto il merito che gli stessi si sono acquistati nel ripristinare una visione globale di Mme de Stael (è il caso di SIMONE BALAYÉ, Madame de Stael, Lumières et liberté, Paris, Klincksieck, 1979 e della recente edizione delle Des circonstances actuelles qui peuvent terminer la revolution et des principes qui doivent fonder la république en Franca, édition critique par LUCIA OMACINT, Paris-Genève, Droz, 1979, condotta per impulso della stessa Société des études staèliensì quanto perché i romanzi di Delphine e di Corinne, lo stesso De VAllemagne, verranno immediatamente, fin dalla loro apparizione, ricondotti ad espressione di un roman­ticismo ormai maturo, tendente a sua volta ad irrigidirsi in qualcosa di manieristico e di stilizzato. I rapporti di Mme de Staèl con la rivoluzione non potranno perciò essere considerati che in negativo, come antitesi, più che come superamento, e i testi letterari, nei quali questi rapporti sembrano definirsi in unico senso, saranno a loro volta privilegiati anche dalla critica non letteraria. A tutto ciò bisogna aggiungere probabilmente anche la scarsa for­tuna di cui ha goduto l'operato politico degli idéologues nella storiografia francese, che invece costituisce per Mme de Staèl il naturale legame con il pensiero rivoluzionario e non è un caso che Sergio Moravia, a cui com'è noto, si deve il merito di aver recuperato l'importanza del pensiero idéologique abbia contemporaneamente rivalutato alcune opere della scrittrice francese.
Se queste sono le premesse, l'iniziativa di Godechot, a distanza di un secolo dal­l'ultima pubblicazione delle Considérations, non può che essere opportuna. Sebbene il testo che Godechot dà alle stampe costituisca la riproduzione fedele dell'edizione del 1818, e non sia ancora quell'edizione critica promessa da Simone Balayé e che si spera che la studiosa porterà presto a compimento, sono i meriti indiscussi acquisiti da Jacques Godechot nel campo della storiografia rivoluzionaria e imperiale, e che hanno modo di riflettersi nell'appa­rato critico del testo, a garantire la risonanza a questa nuova edizione.
La novità della posizione storiografica di Godechot è costituita dalla volontà di integrare il ruolo, non sempre secondario, anche se destinato a risolversi in continui insuccessi, svolto da Mme de Staèl all'interno delle vicende rivoluzionarie con la riflessione sulle stesse che troverà compimento appunto nelle Considérations. A tal fine, la breve ricostruzione biografica che apre l'introduzione è particolarmente adeguata, e si giustifica con quella scarsa considerazione della storiografia politica tradizionale verso la figura della scrittrice francese a cui si è in precedenza accennato. Mme de Staèl, come ricorda Godechot, sarà a Parigi nel 1788-89 al tempo dei due ministeri di Neckerj nel 1791 cercherà di promuovere, attra­verso Narbonne, uno sbocco patriottico alla crisi imminente; svolgerà un ruolo non minore, accanto a Benjamin Constant, nella vita politica del Direttorio, nell'auspicare ancora una soluzione intermedia, nazionale , come amerà definirla lei stessa, attraverso la neces­saria adesione alla repubblica. In quest'opera, che pure, come nota Godechot, non si può considerare né un racconto autobiografico né propriamente una ricostruzione storica, tutto ciò ha modo di riverberarsi nella scarsa attenzione portata, per esempio, all'aderenza della soluzione giacobina alle condizioni politiche francesi, o ancora nel minimizzare l'opera