Rassegna storica del Risorgimento

D'ADAMO GIANCARLO
anno <1984>   pagina <220>
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Libri e periodici
duratura che nel campo Istituzionale seppe attuare l'impero napoleonico. Ma, come si è detto, e pur essendo dimcile distinguere in assoluto l'argomentazione ideologica dall'indagine storica in ogni scritto sulla rivoluzione francese, l'opera di Mme de Stael voleva essere apertamente una riflessione politica.
D'altra parte, a sottolineare l'immediato carattere operativo di questa riflessione, delle sei parti in cui si articola l'edizione postuma del 1818 curata da Auguste de Stael e da Victor de Broglie con la consulenza dì Schlegel, e oggi riprodotte immutate, solo le prime cinque, a voler comprendere anche il periodo imperiale, si iscrivono propriamente in una storia della rivoluzione: la sesta, infatti, tratterà della formula costituzionale inglese e delle concrete possibilità di un suo adattamento alla realtà francese all'indomani della restaurazione borbonica. Il discorso di Mme de Stael può acquistare perciò una coerenza e un equilibrio interni solo riconducendolo ad alcuni nodi problematici e ad alcuni punti fermi dell'acqui­sizione teorica della scrittrice francese, maturati in precedenza alle Considérations anche se a noi sembra con modalità meno necessitanti di quelle derivanti dall'adesione, quasi incondizionata, con cui Godechot accoglie molte tesi di Henri GuiUemin.
Al riguardo, Godechot individua tre idee direttrici, a loro volta riconducibili a quel particolare concetto di libertà che Mme de Stael lascerà in retaggio alle generazioni succes­sive: l'operato di Necker, innanzi tutto, che nelle pagine delle Considérations verrà rievocato a più riprese, come contrappunto critico alle vicende rivoluzionarie; il modello costituzionale inglese, inteso come soluzione ottimale ad un'equilibrata divisione dei poteri, poggiante a sua volta su strutture sociali aperte e conciliative; infine, l'avversione verso il dispotismo , incarnato dalla dittatura giacobina prima allo stesso modo che dall'impero napoleonico poi.
Al centro di questo composito messaggio ideologico un ruolo particolare sembra svolgere la riflessione sulle riforme attuate o prospettate da Necker, al punto da condizionare la maturazione delle altre scelte ideologiche. E ciò, non solo per pietà filiale o come pedis­sequa riproposta di un progetto politico ormai obsoleto, ma come ulteriore adattamento di alcune idee fondamentali sviluppate dal banchiere ginevrino. Godechot nota come una delle acquisizioni più durature di queste Considérations sia quella di avere esteso la conce­zione di rivoluzione francese: nel tempo, dimostrando che le sue origini risalgono al XVI secolo; nello spazio, legandola alle altre rivoluzioni europee e in particolare a quella inglese. L'intuizione non è di Necker, ma Mme de Stael dimostra al riguardo di comprendere il significato più riposto delle riforme illuminate attuate da suo padre. Se il Compte rendu au Roi, infatti, significò riconoscere l'esistenza di un'opinione pubblica con funzioni poli­tiche e assumersene nel contempo la responsabilità, la rivoluzione francese allora non si identifica che come uno degli sbocchi istituzionali possibili a quella avvenuta maturazione della società civile. Per questo la sua orìgine è lontana, e nello stesso tempo europea, allo stesso modo in cui non esiste soluzione alcuna di continuità tra le riforme del primo ministero Necker e la Costituente, perché entrambi solidali con un medesimo progetto politico: propriamente, il governo dell'opinione pubblica. Dirà infatti Mme de Stael, con un'espressione assai felice, che se Luigi XIV si era reso colpevole nel pronunciare le famose parole: "L'état, c'est moi" il benefattore che siede sul trono deve dire al contrario: vMoi, c'est l'état". Condizione imprescindibile per il funzionamento di questa nuova legit­timità politica è che però l'opinione pubblica governi, e che abbia la possibilità di essere adeguatamente rappresentata: lo Stato di Mme de Stael sarà perciò uno Stato di diritto, in cui l'individuo concorre autonomamente alla sua formazione. Su queste basi, è chiaro anche come il giacobinismo e In dittatura napoleonica potessero essere globalmente conside­rate come società dispotiche, in quanto tendenti a cristallizzare una volta per tutte il valore di pubblico bene , ribaltando cosi i normali canali della decisione politica.
L'auspicio espresso dalle Considérations sarà quindi quello di vedere attuato in Francia Io Stato nazionale che aveva trovato la propria concretizzazione in Inghilterra. Ma ancora, riprendendo una lezione di Necker, esso non sì risolverà nelle assemblee parlamentari
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