Rassegna storica del Risorgimento

D'ADAMO GIANCARLO
anno <1984>   pagina <222>
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222 Libri e periodici
di pochi mesi, o addirittura non giunsero al secondo numero. Questa esplosione giornalistica che la Fiorentini qualifica, date le dimensioni dell'isola, e tenuto conto che tutti i fogli erano stampati nella sola capitale, come incredibile, fu dovuta alla concessione della libertà di stampa in seguito all'Ordinanza del 15 marzo 1839. Prima circolava solo qualche foglio a carattere ufficiale, dopo è una moltiplicazione torrenziale, che viene ricostruita con grande pazienza e abilità dalla Fiorentini, non limitandosi ad elencare i periodici dei quali ancora esiste qualche numero, ma ricostruendo sulla base di notizie di altra fonte l'esistenza di gazzette ormai perdute totalmente. È un vasto panorama, che copre principalmente il quinto, sesto e settimo decennio del sec. XIX, e dove si possono distinguere vari filoni nella stampa. Esistono, ovviamente, i fogli a carattere strettamente locale, per lo più patrocinati da attori di grido che recitavano nei numerosi teatrini (ben dodici!) della colonia, o mercuriali utili ai commercianti, ma la maggioranza tratta di argomenti di carattere anche europeo. Ci sono quelli anglicizzanti, finanziati dai Governatori, che si battono contro il papato, propongono l'uso della lingua di Shakespeare al posto di quella di Dante e vedono con occhio favorevole la caduta dei Borboni, almeno in Sicilia. Come reazione sorge una miriade di gazzette, per lo più di esponenti del clero locale, che difendono il papato e la cattolicità delle isole, ribadendo le glorie di Malta e l'aspirazione ad un self-government. In mezzo si inseriscono fogli diretti dagli esuli che si sforzano di spiegare come l'unità italiana convenga ad Albione, e come Malta possa avere dei vantaggi, magari istradando i suoi abitanti in eccesso nella grande e fertile Sicilia (!) (p. 161).
Dopo il 1860 la lotta giornalistica si impernia su due capisaldi: prò e contro il governo temporale del Papa, prò e contro l'unificazione italiana (p. 24). Più che per seguire il pensiero degli esuli (fra i più noti il solo Crispi si impegna, e brevemente, in un giornale prima di essere espulso), questa rassegna ha il merito di offrire la visione di un dibattito politico, che possiamo trovare nel Regno subalpino dopo il 1848, con un interesse a Torino più rivolto alla potenza francese, anziché a quella inglese come ovvio a Malta. Di Lorenzo Schiavone è il dizionarietto biografico dedicato agli Esuli italiani a Malta durante il Risorgimento , assai prezioso per seguire i loro spostamenti e le attività raggruppandoli in quattro periodi, corrispondenti all'emigrazione successiva ai vari moti. Lo Schiavone deve rilevare che le autorità britanniche proteggono gli emigranti politici, ma la popolazione cattolica (ovvero la stragrande maggioranza) avversa le loro idee soprattutto in campo educativo , oltreché sul Papa. Molto interessanti le notizie fornite su un fenomeno poco noto, l'emigrazione borbonica che dà il cambio a quella liberale nel 1860. Ben visti dalla popolazione questi esuli mostrarono scarso attivismo politico. Due di loro, Gaetano Corleo e Nicola Crescimanno rifiutarono di riconoscere il nuovo ordine di cose, e dedicandosi agli studi ottennero cattedre nella locale università.
E riportato nel volume come introduzione il discorso inaugurale della mostra del centenario pronunciato dal compianto Vincenzo Bonello, che riassume il contributo dei maltesi alla storia italiana in genere e in particolar modo a quella risorgimentale. A conclu­sione dell'interessante volume un breve elenco dei pezzi più notevoli esposti nella mostra.
FLORIANO BOCCINI
GIUSEPPE TALARICO, Guglielmo Pepe nel Risorgimento Italiano; Sersale, presso l'Autore, 1982, in 8, pp. 296. L. 10.000.
Se anche il 1983 è stato storiograficamente toccato dal debordante omaggio tributato all'Eroe dei due mondi al di là del suo anno centenario, Giuseppe Talarico ci ricorda che un altro personaggio, e non minore, del Risorgimento deve essere ricordato, essendo nato a